mercoledì 28 dicembre 2011

Dall'Undici Settembre all'Inverno Arabo


Dall’Undici Settembre all’Inverno Arabo
Sono un pessimo giocatore di carte, maestro nei solitari ma un disastro al poker o a scala quaranta, ricordo però un espressione usata sovente nel Giocatore di Dostoevskj: “Presa di valore”. L’Undici Settembre deve essere ri-compreso nella chiave di una grande partita di Poker giocata sul tavolo del Mondo Arabo-Islamico, della Umma Islamica ovvero della Comunità Planetaria di Fede dell’/nell’Islam. Tutte le Cancellerie Occidentali, la più parte dei Media e quasi tutti gli opinion maker interpretarono l’Attacco alla Sky-line di N.Y. come l’attacco radicale all’Occidente al suo stile di vita, alla Democrazia Liberale e Capitalista, anche alla luce dei precedenti attacchi condotti da Al-Qaeda contro navi da battaglia USA o Ambasciate USA. Ipotesi, pista di ragionamento, che poi parve trovare un ulteriore conferma negli attacchi a Londra e Madrid. Ed invece fu l’apparire sulla Scena del Mondo Islamico di una nuova e diversa soggettività Politico-Militare-Religiosa-ideologica A-Statuale che contiene però in sé una precisa visione globale del Mondo: Al Qaeda come Ipotesi Neo-Califfale, ovvero Al Qaeda con quella tremenda presa di valore si accreditò in una Umma Islamica attraversata da dieci secoli di confronto duro e progressivamente sempre più violento tra Sumniti e Sciiti come Soggetto Forte, tanto forte da aver colpito al cuore l’ “Impero Avversario”, capace di produrre l’unificazione della Umma sotto un Nuovo Messianico Califfo. Nell’Universo Simbolico Sumnita si affaccia per la prima volta l’Immagine del Califfo – Messia, presente nella tradizione Sciita da sempre ma radicalmente assente nell’Immaginario Politico-Religioso-Ideologico Sumnita.
Al Qaeda colpì l’Occidente per accreditarsi e divenire parte “vincente” di una più complessa partita di Poker in cui il giocatore principale, sino a quel momento fu l’Iran ed i vari partiti Baath, Iraq, Siria ed il Nasserismo in Egitto, passato dalla stretta Alleanza con l’Unione Sovietica all’ancor più stretta alleanza con l’Occidente.
È in atto una Guerra Civile Inter-Islamica tra Sumniti e Sciiti, che non vede più il suo terreno privilegiato di scontro in Pakistan ed in Iraq ma sceglie come proprio campo di battaglia il Medio-Oriente utilizzando strumentalmente la “Questione Palestinese” su cui si innesta il conflitto egemonico della Repubblica Islamica dell’iran, alleanza mediata da Hezbollah con Hamas (Sumnita) dopo la caduta del Regime di Saddam Hussein. Al Qaeda duramente colpita nelle sue roccaforti in Asia Centrale ed in particolare in Afghanistan pare ripiegare in Africa: Somalia, Sudan, Senegal, Nord Africa seppur con scarsi risultati vista anche la durissima repressione attuata dal Regno del Marocco dopo gli attacchi di Casablanca.
Ed ecco che in questo già complicatissimo scenario si inserisce un Nuovo Giocatore: la Turchia di Erdogan che, respinta dall’Unione Europea soprattutto ad opera della Francia e della Germania, ed in piena e tumultuosa crescita economica (il PIL turco cresce del 10% l’anno circa) guarda non più ad Occidente, pur rimanendo ancora nella NATO (a mio giudizio non più per molto), ma al suo vecchio Impero ponendo in essere una Politica di Espansione Egemonica “Neo-Ottomana”.
In questo scenario irrompe la Primavera Araba scatenata congiuntamente da due fattori: l’Economia Globalizzata e la Rivoluzione dei Media. La Primavera Araba nasce nel ceto più povero ma viene cavalcata e guidata dal ceto-medio che ha accesso diretto alle nuove tecnologie della comunicazione globale, che manda i suoi figli a studiare nelle Università Occidentali, che guarda le televisioni satellitari non necessariamente Arabe, come Al Arabia o Al Jazeerah. La Rivoluzione Araba è asimmetrica ma negli esiti pare assegnare la vittoria ai blocchi d’ordine islamisti, più o meno radicali, più o meno propensi alla democrazia.
L’Europa e gli USA appaiono come i veri assenti in questa partita su cui gioca il destino delle Relazioni Internazionali e della Pace, o per lo meno della possibilità della Pace. Le nostre Cancellerie sono incapaci di elaborare una strategia globale per affrontare la “Crisi Evolutiva del Mondo Islamico”, capaci solo di imporre embarghi di dubbio effetto e di scarsissima efficacia o di minacciare improbabili e catastrofiche rappresaglie militari sapendo di non essere in grado di porle poi realmente in atto.

lunedì 26 dicembre 2011

La Mediocrità come elemento Centrale della Democrazia Rappresentativa


La mediocrità come elemento centrale della Democrazia Rappresentativa.
È notte alta, mi aggiro come uno spettro inquieto in preda all’insonnia, fumo nervosamente una sigaretta dietro l’altra, giocherello al pc ed infine accendo la televisione. Un vecchio congress man parla a dei giovani stravaccati nell’atrio del Parlamento: “la Democrazia Rappresentativa esprime la media dei cittadini ovvero il cittadino medio. Potremmo prendere l’elenco telefonico estrarre a caso o in ordine alfabetico il numero dei legislatori ed otterremmo lo stesso indice di rappresentatività che otteniamo con le elezioni”. È lapalissiano eppure mi gela come una folata di vento siberiano.
I parlamentari esprimono il cittadino medio, la Democrazia è esattamente questo: portare il cittadino medio nella stanza dei bottoni. Tutto il resto è costruzione di un’epica pubblica o di una retorica pubblica o funzionale oppure ideologica.
Torno con la mente a Socrate, all’Apologia di Socrate, laddove definisce la Democrazia una lotteria e chiede se per addestrare un cavallo ci si affiderebbe al primo che passa oppure ad uno specialista nel dressage, o se per educare il proprio figlio ci si affiderebbe ai voti oppure al miglior pedagogista che si possa trovare nella città. Socrate, ovvero la mente più affilata e tagliente di Atene, l’uomo definito dall’Oracolo di Delo come il più Sapiente tra gli uomini, viene messo a morte dalla Democrazia Ateniese non dal Regime dei Trenta Tiranni. Nei libri di testo scolastici l’Eroe di Roma è Giulio Cesare, fondatore dell’Impero, non Bruto e Cassio che nell’estremo tentativo di salvare la Repubblica con un gesto sublime ammazzano Cesare.
Certo è che siffatti pensieri non conciliano il sonno, dalle fessure delle persiane comincia a filtrare la pallida e gelida luce del mattino invernale, decido dunque di proseguire nei miei ragionamenti tanto di dormire non se ne parla proprio.
Allora se la Democrazia è la Mediocrità Statistica al Potere la rivolta anti-Casta in nome di ideali superiori altro non è che invidia sociale? Invidia per i “privilegi” che altri mediocri hanno mentre la massa dei mediocri non ha? Dunque si attaccano i “politici” per invidia, e gelosia sociale? Oppure perché ci stiamo rendendo conto che la complessità radicale del nostro Modello Sociale non può più permettersi di essere governata dai mediocri?
Mediocrità e Complessità non riescono ad andare a braccetto, nelle campagne elettorali sono solito dire: attenzione non votate solo delle persone e dei partiti, tutti più o meno fotocopie l’uno dell’altro, ma progetti sociali, scelte di bio-etica e di bio-tecnologia, decidete se l’Italia competerà nel campo della Tecno-Scienza o meno, decidete su quale modello di crescita punteremo …
La “Crisi Sistemica della Democrazia” si gioca proprio sulla Natura Sociologica della Democrazia. Il Governo Monti da questo punto di vista esprime una radicale innovazione: i Decisori non possono essere espressione della media – mediocrità ma debbono esprimere un sovrappiù non solo di competenza ma di cultura, debbono cioè appartenere ad elite ed è il trionfo di Pareto. Il Parlamentarismo appare esausto ed è esausto proprio per queste ragioni e con esso il Costituzionalismo. Noi abbiamo la più bella tra le Costituzioni, ma a che serve una Costituzione Bellissima se poi non è applicabile? Oppure se è applicabile solo da uomini e donne straordinarie? Forse dovremmo ridefinire radicalmente il concetto di Democrazia e di Rappresentanza rimuovendo definitivamente l’”Aura Mitica” che li circonda. I miti esprimono l’alleanza con il Mondo di civiltà arcaiche così come l’esemplarità dei comportamenti è funzionale alla pedagogia dei bambini. Ma noi siamo Adulti, con quello che l’essere adulti comporta compresa una qualche dose di cinismo e disincanto, non abbiamo bisogno né di miti né di esempi ci dovrebbe bastare la Ragione e la Logica per orientarci nel Mondo. Dobbiamo dunque de-sacralizzare la Democrazia e gli Istituti Democratici se vogliamo salvarli e renderli strumenti per la comune convivenza.

martedì 13 dicembre 2011

Il Futuro della Democrazia nella Crisi Globale


Il Futuro della Democrazia e la Crisi Globale
Uno Spettro si aggira per l’Europa, così Marx nel 1848 apriva il Manifesto del Partito Comunista, oggi non è più lo Spettro del Comunismo ad aggirarsi per il Vecchio Continente, ma lo Spettro della Crisi. Tutti noi ci riempiamo la bocca con la parola Crisi ma sappiamo cosa significhi dal punto di vista dell’Etimologia e della Semantica? Crisi deriva dal greco KRINò e significa due cose congiunte: Separo – Decido.
La Crisi è dunque un Momento di Separazione e di Decisione, ovvero un Momento Complesso di Passaggio da un Sistema o Paradigma ad un Diverso Sistema o Paradigma e conseguentemente un Momento di Decisione.
Le Crisi come ebbe a dire alcuni giorni or sono il Presidente Monti in una conferenza, poi profondamente travisata sui Social Network, è l’Occasione Storica per operare dei Cambiamenti Profondi, delle Trasformazioni Radicali di Sistema / Paradigma.
La Crisi può, dunque, essere interpretata come il Momento Propizio per operare una profonda e radicale trasformazione dei processi strutturali, ovvero, economici come di quelli sovrastrutturali ideologico – culturali ed istituzionali.
Il Sistema Neo-Liberista può essere definito, utilizzando una struttura linguistica di matrice trotzkysta a me cara, come quel Sistema che si fonda sulla Rivoluzione Permanente poiché mal sopporta ogni forma di rigidità sia essa Istituzionale od Operativa; la Rivoluzione è in fondo un Processo di Crisi che investe ogni aspetto della vita individuale come di quella associata con la differenza rispetto ad altri processi rivoluzionari che non si coagula entro una nuova definizione delle Istituzioni ma procede continuamente per Fratture e Salti che generano discontinuità radicali.
Le Democrazie Classiche fondate sul Parlamentarismo di origine britannica necessitano nel loro intimo di un rapporto privilegiato tra territorio e rappresentanza politica, tra collegio elettorale e deputato/senatore, dunque su forme di localismo che divengono nell’Assemblea Parlamentare momenti di costruzione dell’Orizzonte Generale (Nazionale) entro cui si operano scelte e si elaborano compromessi tra interessi e “visoni del Mondo” tra loro contrapposte.
Il Liberismo su tali strutture provoca uno Tsunami poiché all’estrema flessibilità e rapidità assomma la non-territorialità essendo per intima natura Globale. I capitali finanziari sono leggeri, non oberati dalle appartenenze territoriali e culturali, virtuali la massa degli scambi globali supera di gran lunga la massa monetaria circolante. Se tali processi debbono essere governati non possono esserlo da Strutture Rigide per cui la Democrazia, che è essa stessa Ideologia come bene dimostra Canfora in un suo prezioso lavoro di alcuni anni or sono, si trova a dover fronteggiare una Crisi radicale del suo Essere medesimo.
Non ho la ricetta per superare tale situazione ma posso tentare di delineare alcuni elementi, o meglio alcune tendenze possibili per la Democrazia nella Crisi Globale:
-          Superare il Parlamentarismo con Agenzie di Regolamentazione Sovranazionali trapassando così dall’Era dei Legislatori all’Era dei Regolamentatori /Decisori
-          La Società Civile per la prima volta dopo la Rivoluzione Francese può e deve divenire attrice fondamentale del proprio auto-governo mediante l’assunzione in forma associata ed economica di pezzi dello Stato, ad esempio gestione associata del Welfare dagli asili nido alla manutenzione ambientale, lasciando così allo Stato esclusivamente la salvaguardia della Vita Individuale, della Proprietà e della Libertà.
-          Superare gli Stati Nazione definitivamente annichilati dalla Globalizzazione mediante Aree Strategiche Integrate, ad esempio il Sistema Portuale del Mediterraneo Nord-Occidentale con il suo retroterra Industriale e dei Servizi interconnesso con altre aree strategiche mediante il Corridoio 5 ed ancora sempre a titolo di esempio il ruolo che Napoli ed Algeri possono svolgere in un sistema integrato Euro-Mediterraneo.
La Democrazia che conosceremo non sarà più quella di matrice Illuministica che dopo oltre due secoli è veramente stremata ma una diversa e complessa forma di regolamentazione e decisione dei rapporti sociali ed economici in cui Agenzie di Regolamentazione e Società Civile dialogheranno e si scontreranno e decideranno in Autonomia.

domenica 11 dicembre 2011

Io e l'Altro

Nel volto dell'Altro io divengo Soggetto di Narrazione e quindi di Storia, solo se vengo visto dall'Altro esisto. l'Incontro è costitutivo della Relazione e dunque della stessa Politica, della stessa Cittadinanza Democratica. Se nego l'Altro sino a trasformarlo in sterpo che può essere bruciato allora metto in discussione radicale e violenta la mia stessa possibilità di essere Altro rispetto alla Massa e quindi Individuo, nego alla radice la mia stessa possibilità di essere Libero

Pogrom Anti-Rom

Sconvolto dal Pogrom anti-Rom di Torino, non riesco a capacitarmi di quanto avvenuto. Credo che tutte le agenzie sociali e culturali della Città debbano interrogarsi a fondo su quanto fatto, sulle conseguenze di vent'anni di populismo demagogia e predicazione dell'odio da parte delle forze politiche. Quando l'Altro diviene il nemico allora chiunque non rientri nelle categorie della massa diviene potenziale bersaglio di aggressioni e violenze.

giovedì 8 dicembre 2011

Anime

di cosa son fatte l'anime?
vento che fruscia,
carne che grida
chiodi per unire nel dolore
chiavi per chiudere nell'unione
lucchetti per imprigionare.
Io anima dunque non sono
eppure di dolore grande sono conformato
come uno che viaggia senza meta oltre il deserto.

mercoledì 7 dicembre 2011

Salva Italia o Cambia Italia?

Londra: Non firmeremo nuovi accordi se questo potrà danneggiarci. USA: NYT Le ricette franco-prussiane (la logica della Merkel è prussiana non tedesca) potrebbero peggiorare la già durissima crisi.
E se la Manovra anziché essere pensata in chiave: salva Euro, fosse ripensata in chiave Cambia Italia per uscire dall'Euro e da questa Europa franco-prussiana?