domenica 30 ottobre 2011

martedì 25 ottobre 2011

Dell'Antagonista

Nell'Antagonista colgo l'IMPERDONABILE di me stesso

Gesù, il Dio Cristiano,l'Invenzione


Gesù, il Dio Cristiano, l’Invenzione.
Suscita una qualche discussione ed anche un profondo interesse il libro in uscita di Paolo Flores d’Arcais circa “l’Invenzione del Dio Cristianoagile e snello libretto polemico, o meglio il cui obiettivo polemico è il secondo volume di Josef Ratzinger della vita di Gesù, debbo dire che non ho, per scelta, letto i due volumi scritti dal Papa Regnante e che non leggerò il “saggio” di Paolo Flores d’Arcais, innanzitutto perché non riconosco al secondo titolo per investigare la genesi del cristianesimo ed in secondo luogo perché sin dal titolo mostra i segni di una malafede profonda. Travisa, infatti in modo volgare, il termine “Invenzione”, utilizzandolo in chiave “politica” o meglio con una lettura politica, di critica politica non tanto al cristianesimo quanto e piuttosto al Papa Regnante, colpendo però, in questo modo non tanto la Religione Ufficiale, quanto e piuttosto la Fede dei Credenti in Cristo senza per altro apportare nulla di nuovo ed originale al dibattito teologico.
Invenzione: latino inventionem da inventus (participio passato) da Invenire: trovare investigando, dunque: Scoperta di una cosa nascosta e non ancora conosciuta. L’Invenzione è dunque il frutto di un’Indagine, di una ricerca non il frutto di un’operazione di fantasia, o di una costruzione ideologica finalizzata al conseguimento di un profitto fraudolento. Dal punto di vista etimologico definire il Cristianesimo Invenzione è corretto, infatti il Cristianesimo non è una Religione Organizzata a tavolino ma una Ricerca che conduce alla Scoperta di qualcosa di non ancora noto o di noto solo in parte.
Il Dio Cristiano è un’Invenzione, la Fede in Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo è il frutto di una Ricerca Profonda che ha origine nel Circolo dei suoi Seguaci sin da subito ed il cui primo frutto sono gli Evangeli, le Lettere Paoline, e tutta la Letteratura neo-testamentaria accolta nel Canone ed extra-canonica (cosiddetti evangeli apocrifi) su cui poggiano i Dogmi elaborati nei Primi Quattro Concili, Dogmi che possono essere letti e considerati come il disseccamento gnomico della Ricerca di Fede compiuta dalle Comunità Cristiane nei primi tre/quattro secoli di vita.
L’Invenzione del Dio Cristiano è un’operazione che non può trovare conclusione; oggi come ieri siamo chiamati come Credenti in Cristo a rendere ragione della nostra fede innanzitutto a noi stessi, nel nostro tempo, in questa chiave siamo chiamati ad invenire l’In-Edito Cristiano, costruendo così una tensione dinamica tra il Cristianesimo nella sua Forma Formalizzata ed il Cristianesimo nel suo essere Potenza Dinamica che In-Forma, che forma dentro, il Mondo quale esso appare/è fatto apparire dall’Ekumene Umana nella sua concretezza problematica.
Indagare il sitz im leben in cui sono stati composti gli Evangeli come gli scritti Paolini e gli altri scritti neo-testamentari deve essere finalizzato alla Composizione Oggi del Buon Annuncio, la Comunità Cristiana è tale se oggi è Comunità Redazionale, Comunità, cioè, che redige il Buon Annuncio del Patto tra Dio e l’Uomo, non l’Uomo Astratto, teoretico, ma l’Uomo e la Donna in carne ed ossa, che cammina le strade della Storia, dell’Economia, della Politica, della Ricerca Scientifica.
Lo Scandalo Cristiano, deve tornare ad essere centrale nell’Invenzione del Dio Cristiano Oggi. E lo Scandalo Cristiano si chiama Incarnazione: il Totalmente Altro si consuma nel Totalmente “Presente” con un atto di Assoluta Volizione – Libertà sino a “Gustare la Morte”. In Cristo Gesù, Verbo di Dio fattosi carne, l’Ineffabile, poiché aldilà della possibilità di dizione umana, e il Totalmente Dicibile divengono Una Cosa Sola. Mentre io guardo il mio deperire nel Tempo in me Dio si coglie nel Suo deperire nel Tempo. In me Dio contempla, per il medium di Cristo Gesù, la Sua Ulteriorità: la Chiesa, intesa, sia ben chiaro, non come localizzazione e localizzata e neppure come astrattamente Universale, ma come Corpo Reale che qui ed ora Inventa il Dio Cristiano.

giovedì 20 ottobre 2011

Del Primato della Libertà


Del Primato Morale della Libertà
Muhammar el Gheddafi  è morto, ammazzato forse con un colpo di pistola alla testa dopo essere stato ferito in combattimento alle gambe, ma non è importante il come è morto ciò che più conta è la fine di un Regime durato quarantadue anni … fine di un regime? Quando un Regime dura quarantadue anni, quando un Satrapo domina sul proprio popolo per quasi mezzo secolo occorre porsi una domanda: Quanti di coloro che oggi hanno rovesciato il regime con esso si sono pasciuti? Quanti di coloro che oggi celebrano la Morte del Tiranno alla sua tirannia sono stati organici? E se queste domande sono legittime per i vertici, altrettanto legittime sono per la base.
Le Dittature, le Tirannie Personali come dei Partiti Totalitari corrompono i Popoli, nulla come la Deprivazione della Libertà uccide nel Popolo l’istinto morale e rende impossibile qualsivoglia espressione etica.
La Tirannia si fonda sempre su: A) processi di omologazione, B) Conformismo mortifero di ogni espressione individuale di sperimentazione, C) processi di deresponsabilizzazione di massa, D) costruzione di sistemi di potere fondati sulla coppia: ricatto/corruzione, E) annientamento di ogni forma di creatività politica e quindi di dinamismo sociale.
A livello internazionale quanti governi democratici hanno sostenuto, vezzeggiato, dialogato con i regimi totalitari? Quante associazioni politiche e sociali ed addirittura religiose progressiste in nome del terzomondismo hanno sostenuto e sostengono Regimi Criminali? Quali danni producono nelle società libere e democratiche le connivenze istituzionali e della società civile con le tirannie?
Mazzini negli anni quaranta dell’Ottocento scrisse, in una intensa e drammatica lettera da Londra, che la Libertà è l’unica grande forza educatrice dei popoli, cooperare dunque con quei reggimenti politici che negano la potenza educatrice della Libertà implica una diminuzione di essa nei propri Paesi, nelle proprie Società.
Si costituisce così un Diritto dei Cittadini e delle Cittadine ad esigere da parte dei propri governi democratici la rottura delle relazioni politiche, economiche, di cooperazione militare e diplomatica con i regimi totalitari, chi nei nostri Paesi Democratici e Liberi costruisce rapporti positivi con le Dittature mina la nostra Democrazia e la nostra Libertà poiché non solo realizza compromessi ignobili ma deve, per potersi giustificare di fronte al proprio corpo elettorale, mentire circa la reale natura dei regimi con cui coopera o sottacere la verità circa la condizione del rispetto dei Diritti Umani e Civili in quei Paesi, ed inoltre isola coloro che a rischio della loro vita lottano senza compromessi contro i regimi che li opprimono.
Porre come centrale nell’Agenda Politica Internazionale i Diritti Civili e Umani significa porre la Politica e la Libertà quale fondamento generale delle Relazioni Politiche e quindi dell’Economia oltre che dare fondamento etico all’agire politico.
Se realmente vogliamo riaffermare il Primato della Politica sull’Economia correggendo così le storture drammatiche dei processi finanziari abbiamo il dovere di affermare il Primato Morale, dunque Storico, della Libertà, senza compromessi e senza reticenze.

Cnt: "Gheddafi è stato ucciso" "Colpito durante un blitz a Sirte". La morte sarebbe avvenuta in seguito alle ferite riportate durante una sparatoria. Berlusconi: "Sic transit gloria mundi" - Mondo - Tgcom

Cnt: "Gheddafi è stato ucciso" "Colpito durante un blitz a Sirte". La morte sarebbe avvenuta in seguito alle ferite riportate durante una sparatoria. Berlusconi: "Sic transit gloria mundi" - Mondo - Tgcom

mercoledì 19 ottobre 2011

j.s. bach - passione secondo matteo - erbarme dich - michael chance

L'Altro Volto


L’Altro Volto
Confesso, con un certo imbarazzo, di essere un privilegiato; vivo in un piccolo paese della provincia profonda del Piemonte, poco distante da casa mia i boschi, di fronte a casa mia aldilà della Casa Comunale la montagna con i suoi castagni, le pinete, il tutto a meno di trenta chilometri dalla Città. In paese conosco tutti, o quasi e tutti, o quasi conoscono me, vivo dunque in un contesto di piena integrazione e la mia esistenza si è costruita una relazione alta con il proprio habitat eppure …
Eppure non mi sono meritato tutto ciò, l’ho trovato quando stanco della città sono tornato alla casa avita, alla casa dei miei nonni con la vecchia stufa che magari fuma un po’, che ogni tanto fa le bizze ad accendersi, ma che mi ripaga con il suo scoppiettare, con il suo calore sano e profumato dell’odore dei boschi d’autunno eppure come una melanconia mi brucia dentro.
Nell’eremo, voluto, cercato, amato della mia casa, della casa dei nonni che così tanta vita ha visto passare, il Mondo mi si manifesta come un “fantasma”, come una “apparizione” un po’ bislacca, a volte turpe altre truce altre ancora strenuamente erotica, di quell’erotismo illanguidito da romanzo popolare dell’ottocento francese. È facile nel mio eremo costruire percorsi di pensiero, magari passeggiando nella brughiera che contorna il fiume … ed è proprio contemplando lo scorrere dell’acqua che Eraclito è venuto a bussare alla mia porta: Tutto scorre … vecchio oscuro Maestro mi interpelli proprio mentre osservo un airone cinerino tagliare in due l’orizzonte d’acqua e pietra del fiume, altre parole dell’Antico Padre della Filosofia mi si rincorrono in greco nella mente ma non saprei scriverle su un computer non ricordo accenti e spiriti, mi è difficoltoso usare il front della lingua greca e dunque le restituisco nella lingua della mia parlata quotidiana: La guerra è madre di tutte le cose … Solo per il medium della Guerra gli Enti si affollano all’esser-Ci, sgambettando, sgomitando, tirando pugni sotto la cintola, come i pensieri gli Enti si contendono il sole morente, sempre morente, dell’essere qui ed ora.
Su questo argine di pietra fatto costruire da mio zio quando fu Sindaco del Paese la Guerra cessa di essere fragore che devasta i sensi, le granate quando esplodono provocano una sorta di inibizione sensoriale sicché al loro esplodere il mondo perde i colori e diviene bianco e nero, è pura del puzzo di morte, di cadavere insepolto che ti si appiccica sugli abiti e non riesci più a toglierlo, ti impregna i capelli che neppure con il sapone più profumato te lo togli di dosso e ti puoi permettere di credere che quel Volto della Madre di tutte le Cose sia il suo unico volto. Ti puoi permettere di credere che la constatazione di Eraclito non sia la Maledizione che grava sull’Occidente sin dal suo albeggiare coscienziale nelle colonie Greche d’Asia Minore e della Magna Grecia Siculo – Calabra …
Mentre ancora discuto con l’Antico Maestro del Pensiero d’Occidente si intromette con i suoi baffoni, il cappello, la marsina inappuntabile, il bastone da passeggio Nietzsche: la Compassione è vizio. Sobbalzo sull’argine noto, che fa da confine tra il reale del mio respiro raffreddato e il sublime naturale che inclina al trasecolare del sogno così da rendere possibile l’incontro tra il Primo e l’Estremo … La Compassione è vizio, cos’è,dunque, virtù? Guardare l’Abisso con occhi limpidi senza tema che l’Abisso guardi in Te.
È l’Abisso quel Luogo ove i Possibili ancora si contendono l’Apparire qual Mondo delle Cose e dei Fatti ed ancora l’Abisso è quel Luogo ove i Possibili reclamano i Compiuti come quando ti sporgi da un ponte e senti il vorticare dell’acqua che ti chiama, che ti vuole, che qual sirena antica ti seduce e vorrebbe indurti al lascivo mortale accoppiamento.
La Compassione come insegnano i maestri d’Oriente è l’accettazione del Reale così quale è, l’abbandonarsi all’Armonia Disarmonica del Mondo senza alcun giudizio, tutto ciò è vizio giacché Io sono l’Apparire del Mondo nella sua tragica sacralità, che il Sacro ed il Tragico sono la medesima Sostanza, e nella sua estatica sublime naturalità che tutto distrugge e rinnova.
A casa mi attende la premura di una zia fuori dal Tempo ed una tazza fumante di fragrante tisana.

lunedì 17 ottobre 2011

Fondazione Critica Liberale - Eversori di strada ed eversori di palazzo

Fondazione Critica Liberale - Eversori di strada ed eversori di palazzo

I Figli Bastardi di un Tempo Perduto


I figli bastardi di un tempo perduto: Apocalisse del Nulla
Occorre riflettere a fondo e soprattutto fuor da ogni discorso scontato su quanto è accaduto sabato 15 Ottobre a Roma. In premessa, così da non essere frainteso nel corso del ragionamento, e già dover fare una simile premessa è segno di un precipitare, esprimo la più ferma ed assoluta condanna della violenza realizzata da un migliaio o poco più di Zombie, come li ha definiti Gad Lerner, contro una vasta ed interessantissima manifestazione, sulle cui parole d’ordine non concordo o concordo con dei distinguo assai grandi, ed esprimo, inoltre, piena solidarietà alle forze dell’ordine, meno al Ministro degli Interni che forse nel “morto” ci sperava così da poter criminalizzare ogni forma di dissenso. Debbo inoltre rilevare con una certa amarezza ma non certo con stupore che l’ex-Questurino Di Pietro ha gettato la maschera invocando il ritorno alla “Legge Reale” o meglio alla Legislazione Emergenziale degli anni Settanta del Novecento. Su questo figuro non esprimerò ulteriori valutazioni non le merita.
Quel migliaio o poco più di giovani e giovanissimi che hanno devastato la Manifestazione degli Indignati ed un’Espressione Altissima di Democrazia e Libertà prima ancora che Roma, ogni giorno di permanenza di Berlusconi al governo ci costa assai più che un milione di Euro, chi sono? Non mi interessano i loro nomi e cognomi, mi interessano le cifre della loro identità profonda, mi interessano i loro moventi linguistici o i loro linguaggi. Non mi interessa “capirli” ma “decriptarli”. La follia è tale perché esprime se stessa in un linguaggio alieno al linguaggio dei più, abbiamo però imparato a prenderci cura del Folle, certo prima lo abbiamo espulso dalla Civitas, come nel cinquecento in Germania con le Stultiferae Navis, o nei Manicomi, poi abbiamo compreso che la Follia nasce dall’Alienazione del Sistema Fordista, dalla impossibilità dell’Io individuale a raggiungere e realizzare le aspettative del Super-Io Sociale, ora stiamo cominciando a comprendere che la Follia ed il Folle si strutturano attorno alla Sindrome da Personalità Multipla, alla Nevrosi si è sostituita la Psicosi. Chi sono i Nuovi Folli che della violenza estrema contro le cose e le persone fanno il loro Apparire il Mondo?
Sabato notte discutendone su FaceBook e in un conciliabolo di amici fraterni li ho definiti Nichilisti, come alcuni personaggi di Dostoievski, mi è venuto, da vecchio eresiologo, da paragonarli poi ai Dolciniani, ai Pauliciani, ai Circumcillioni, ai Donatisti estremisti che tanto impegnarono Agostino di Ippona, all’Avanguardismo dei primi del Novecento alla Sorel che in Italia sfociò nell’adesione al Fascismo più violento che si riconosceva nel truce e nichilista, per l’appunto, “Me ne frego”.
Tutti costoro, che ho testé elencato, sono, furono, espressioni di un Mondo Spezzato ed alla Deriva, espressioni e linguaggi di un Mondo che si andava inabissando senza aver prodotto ancora un Alternativa, un Universo Simbolico Nuovo di Riferimento.
Questi Figli Bastardi di un Mondo Perduto più di altri Soggetti Sociali ci dicono che il vecchio apparato scenografico del Mondo è caduto in pezzi e nelle sue lacerazioni e per mezzo di esse il mortifero alito del Nulla irrompe sul proscenio della Quotidianità Civile. Ho visto, seppur nella mediazione radicale della diretta televisiva e poi delle fotografie e degli infiniti video da cellulare, i loro corpi agili e nervosi, magri ed incappucciati farsi Corpi del Nulla, divenire Materializzazione del Nulla, una insana cupiditas dissolvendi li possiede come un Demone, nel distruggere gli Oggetti Materiali ed ancor più nel Fottere gli Oggetti Immateriali come la Manifestazione degli Indignados fottono sé medesimi, coscientemente fottono sé medesimi. Il Fumo degli Incendi, la Cenere della Devastazione, le Carcasse Bruciate delle autovetture private, i Cristalli in frantumi delle Vetrine, lo Sgomento degli Indignados, la scritta ossessivamente ripetuta ACAB, acronimo che sta per All Cops Are Bastards, l’incendio con volontà omicidiaria dei blindati dei carabinieri, l’assalto ad una chiesa e la distruzione di una statua della Madonna e di un Crocefisso, altro non sono che Tappe, Stazioni Blasfeme di una Via Crucis che si conclude con l’Auto-Distruzione cercata, voluta, amata.
Questi Figli Bastardi di un Tempo Perduto sono l’altro volto, tragico,dannato, maledetto di un Tempo Impiccato al Nulla, di una temporalità che non sa e non vuole sapere di essere all’altezza di sé, che non riesce ad integrarsi con il suo atto fondativo: l’Assassinio di Dio, il Parricidio Metafisico.

sabato 15 ottobre 2011

Nietzsche - Diventa ciò che sei

Maria - Stabat Mater - Ecce Homo.avi

Elì Elì Lemmà Sabactanì, tra Simbolo e Segno


Elì Elì Lemmà Sabactanì … tra Simbolo e Segno
Sin da ragazzo e poi nella mia vita d’uomo i versetti 33 sino a 38 del capitolo 15 dell’Evangelo di Marco mi suggestionarono e mi suggestionano profondamente, impressionarono ed impressionano in modo drammatico e potentissimo la profondità di me stesso, del mio IO.  La scena è agghiacciante:all’improvviso dall’ora sesta e sino all’ora nona si fece buio su tutta la terra, l’Ordine Cosmico è sconvolto, a mezzogiorno diviene buio, anzi è la Tenebra che ricopre ogni cosa a costituirsi a farsi a prodursi, la Tenebra è la “Follia”, anche oggi si dice di un pazzo che è “ottenebrato”. La “Follia” ciò che più temiamo, poiché essa può ghermirci, prenderci, rubarci, in qualsiasi momento. Eppure tutti noi nasciamo “Folli”, la follia è l’indeterminato, la follia appartiene agli Dei, pensate a Dioniso che entra a Tebe, tutto l’Ordine Sociale ne rimane sconvolto ed il coro si interroga su come cacciare il Dio dalla Città e poi si risponde asserendo che non può essere cacciato il Dio ma è necessario attendere che Egli abbandoni la Città. Nell’Iliade Agamennone ed Achille hanno uno scontro violentissimo perché Agamennone ha preso la schiava di Achille, quando i due capi degli Achei si riconciliano Agamennone dice all’in circa: “ ho commesso violenza ma tu sai quante violenze commettono su di noi gli Dei” ecco di nuovo il tema della Follia – Violenza come Irruzione Devastante degli Dei nel Mondo degli Uomini. La Tenebra che improvvisa precipita sul mezzodì è una Manifestazione dell’Indifferenziato Numinoso, una suggestione tremenda che getta nel “panico”, che getta nella paura, una sorta di “ala nera” che per tre ore sovverte la Natura. Noi, tutti noi che siamo di matrice greca, concepiamo la Natura come un succedersi ordinato di eventi prevedibili, salvo poi scoprire che in essa agisce una Potenza strepitosa e violenta che ci supera, che non possiamo prevedere, che mette in mora le nostre acquisizioni, che mette, cioè, con le spalle al muro l’IO, quella raffinata struttura di contenimento – differenziazione – individuazione che tiene a bada le “pulsioni profonde” che non sono solo quelle funzionali alla riproduzione della specie, cioè violenza e sesso (Freud), ma le Personificazioni dei “Daimonos – Demoni” che popolano l’Inconscio Profondo. La Tenebra che precipita sul Mezzodì esprime poeticamente e drammaticamente l’insorgere nella pienezza della Razionalità (l’Io nella lettura filosofica e teologica è la Ragione Ragionevole), rompe le regole della Logica: causa – effetto, principio di non contraddizione, unicità ed unità di tempo e spazio; tutto diviene possibile, i morti escono dai loro sacelli (Evangelo di Matteo) ed in questo delirio della Notte del Divino Gesù lancia un grido terribile: Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato? Contraddicendo il suo nome stesso “Dio Salva”, l’intero dell’identità di quel uomo va in frantumi si dissolve nella Tenebra del Divino in cui “tutto e buono, tutto è giusto” (Eraclito) e muore in quella dissoluzione identitaria. Ed ecco che il Sole torna, che l’Ordine naturale delle Cose si ricostituisce, l’Ala Nera si ritrae nel suo Mondo. Il Dio è saziato ed allo stesso tempo l’Uomo torna al suo quotidiano dramma: “mentre per l’Uomo vi è il giusto e l’ingiusto, il bene ed il male” (Eraclito). La cortina del Tempio, cioè la tenda che separa il Sancta Sanctorum del Santuario rendendo invisibile ed inaccessibile il “Luogo in cui Dio dimora” ai profani, nelle tre ore di Tenebra si squarcia da cima a fondo, in quelle tre ore di Tenebra Dio evade dal carcere della razionalità il Tempio, la Religione, la Teologia, la Filosofia e si manifesta nella sua Separatezza, rompe gli argini della Ragione Ragionevole e dilaga evocando il “Panico”, cioè, l’esperienza profonda del Tutto Indifferenziato. Cristo viene quindi deposto, accolto dalle braccia della Madre, da Mater deriva Materia, e poi restituito all’Utero Profondo in cui si ricostituisce e da cui Risorge.
Abbiamo così delineato il Processo di “Costruzione – Individuazione” dell’Essere Umano, in chiave simbolica. L’Umanizzazione si costruisce, è un processo che trae dalla Comune Follia, dal Magico Infantile, mediante le Regole, mediante la Legge, mediante la Ragione che è sistema di regole, ma la Ragione di per sé ed in sé non produce nulla poiché altro non è che un Sistema di Regole, per produrre, generare qualcosa di nuovo occorre che si riconnetta al tragico, al folle, che si re-immerga nuovamente (il Battesimo che sommersione significa nella lingua di Omero) nella Follia, nel Divino Indifferenziato ed in questo e per questo e con questo provochi il Caos attorno a sé, il conflitto tra le Strutture d’Ordine e Gesù, sino a compiersi nella Morte, nel sacrificio volontario di sé, quindi mediante il ritorno alla Caverna – Tomba, pensare ai rituali di Koos dove il malato veniva abbandonato per alcuni giorni (tre) nelle viscere del tempio così che avesse l’esperienza del divino, emergerne quale Novità, Sintesi Radicale, Simbolo, dell’Individuazione Avvenuta, della trasformazione dell’IO nel Sé.

Della Libertà


Della Libertà

La Libertà non è mai un’astrazione, ha sempre a che vedere con le forme, i corpi formalizzati, le circostanze materiali dell’esserCi qui ed ora. Ciò che è certo è che senza la Libertà neppure la Storia è possibile, le forme stesse cessano di essere un limite naturale e si costituiscono in limite metafisico. La Libertà non è quindi un’Idea ma un modo di costruire relazioni tra le forme.

Mozart: 12 Variations "Ah, vous dirai-je, maman" KV 265 (Clara Haskil)

venerdì 14 ottobre 2011

Bertrand Russell a proposito di Dio e religione

Dario Franceschini (PD) - L'intervento alla Camera 12-10-2011 Integrale

Facciamo il punto


Facciamo il punto
Lo stato dell’arte ci dice che il governo ha ottenuto la maggioranza con 15 voti di scarto, 316 a 301, ma l’attuale Maggioranza Parlamentare Non è la Maggioranza Parlamentare uscita dalle urne;  dunque siamo di fronte ad una pesante a-nomalia non certo secondo la Costituzione Repubblicana, che sancisce in modo chiarissimo che Dominus della vita politica è il Parlamento, ma secondo la particolarissima lettura da sempre offerta da Silvio Berlusconi.
La Maggioranza Politica non coincide con la Maggioranza Reale tutti i sondaggi ed i focus, tanto cari al Presidente del Consiglio, ci dicono che la Maggioranza Reale è contraria al Governo nella misura del 56%, ovvero oltre la metà dei cittadini e delle cittadine se domani si andasse a votare opterebbe per forze politiche e schieramenti diversi da quello che ad oggi occupa il Parlamento.
La drammaticità della Crisi Economico-Finanziaria ed il suo continuo acuirsi, le società quotate in borsa hanno perso negli ultimi sei sette mesi circa il 40% della loro capitalizzazione, il Sistema Bancario dovrà ri-capitalizzarsi non solo per superare gli Stress Test bensì per far fronte alle prevedibili crisi di liquidità, richiederebbe un Governo Forte ed un Parlamento Coeso attorno ad un Progetto Politico Economico Condiviso, ed invece lo scontro parlamentare non solo è al calor bianco ma la scelta delle Opposizioni di non essere presenti in Aula durante le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sancisce una rottura irreversibile della “Solidarietà Istituzionale”. Questa Maggioranza Parlamentare risicatissima, se è legittima sul piano giuridico, è in una condizione di radicale impossibilità operativa: non è cioè auto-sufficiente né è in grado di affrontare le tempeste finanziarie e la speculazione dei grandi gruppi finanziari mondiali sull’Euro e sul Debito Sovrano.
La conflittualità sociale per quanto scomposta e priva di un vero progetto alternativo è in crescita esponenziale e sempre più nelle piazze risuonano gli slogans volgarissimi dell’anti-politica alimentati da una Classe Politica incapace ed impossibilitata strutturalmente di intercettare il “malessere sociale” e trasformarlo in un potente strumento di modernizzazione.
Questa Maggioranza Politico – Parlamentare all’alba del suo cammino disponeva di numeri stellari come mai nessun governo nella Storia Politica della Repubblica oggi è ridotta a rincorrere i peones per riuscire di volta in volta a ricompattarsi normalmente su Disegni di Legge voluti per risolvere i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi; problemi giudiziari e di immagine che minano radicalmente la credibilità internazionale dell’Esecutivo.
Lo spending internazionale del nostro Paese come testimoniano le principali testate giornalistiche non è mai stato così basso, anche oggi il Financial Times auspicava la caduta dell’Esecutivo.
D’altro canto le Opposizioni non paiono assolutamente in grado di costruire un Progetto Politico realmente alternativo, ed è banale dimostrarlo: se si dovesse ri-scrivere la Legge Elettorale sarebbe praticamente impossibile trovare un punto di sintesi nel solo PD vi sono almeno due scuole di pensiero diverse e configgenti, figuriamoci su un Progetto Avanzato di Riforme Politiche, Costituzionali ed Economiche.
Di fatto ci troviamo in una situazione di impasse Istituzionale e Politica da cui non sarà né facile né agevole uscire.
Credo che solo le Dimissioni del Presidente del Consiglio dopo aver ottenuto la Maggioranza potrebbe rasserenare il clima politico ed aprire la strada ad un Esecutivo Tecnico-Politico che porti il Paese alle Elezioni in tempi ragionevolmente rapidi, primavera 2012 nonostante il Referendum che pende e blocca qualsiasi sviluppo in senso elettorale.

ultimo minuto

Il Governo ottiene la Maggioranza per 16 voti, quindi Berlusconi può continuare a fingere di Governare ed il Paese reale può continuare ad affogare.

Alcune considerazioni politiche


Alcune considerazioni politiche
È giunta, credo, al suo più alto livello di drammaticità la Crisi Costituzionale apertasi nell’ormai lontanissimo 1992 con l’esplosione di Mani Pulite che marxianamente continuo a considerare come un Golpe Imperfetto generato da tre fattori fondamentali:
·         La fine della Guerra Fredda e dunque la fine della contrapposizione politico-militare-economica tra i blocchi egemoni
·         La Ristrutturazione Neo-Liberista dell’Europa che in cagione della Guerra Fredda ne era rimasta fuori
·         La necessità tutta italiana di impedire un nuovo gabinetto Craxi che avrebbe posto all’Ordine del Giorno della Politica e del Paese la necessità di Riformare la Costituzione e modernizzare il Paese adeguandolo radicalmente alla sfida neo-liberista.
L’Italia all’inizio degli anni novanta del secolo scorso appariva, dal punto di vista economico, più un paese del socialismo reale che un paese dell’Occidente: lo Stato controllava tutto il Sistema Bancario e praticamente tutto il Sistema Assicurativo e attraverso le Partecipazioni Statali gran parte dell’Economia Pesante. Tale massiccia presenza dello Stato nel campo economico in una Condizione di Democrazia Bloccata determinò fenomeni di corruzione diffusa e di costruzione di Sistemi di Potere e di Processi Degenerativi di Sotto-Governo sovente pesantemente collusi con Organizzazioni Criminali in funzione Anti-Comunista.
La Grande Imprenditoria Privata di fatto appariva come un Colosso dai piedi di Argilla sussidiata dallo Stato in modo diretto ed indiretto mediante gli Ammortizzatori Sociali, in quegli stessi anni all’interno della grande borghesia esplose una pesante guerra ideologico-egemonica tra i “Gollisti” – Tecnocrati e i Gruppi Emergenti che si concluse con la sconfitta dei primi sancita dal cambio del Board di Generali. La sconfitta dei Gollisti non fu, ovviamente, a costo zero: si coagularono attorno al Gruppo Caracciolo (Repubblica)  ed a settori della Magistratura le posizioni più oltranziste del Sistema di Potere che operarono in modo da spazzare via le forze Riformiste e mantenere lo status quo. Operazione che non solo fallì ma attraverso l’azzeramento dei Partiti Storici dell’Area Centrista aprì la porta ai Partiti Azienda ed ai Partiti di Plastica.
Il vecchio regime a-costituzionale democristiano – comunista implodeva e si apriva la via al nuovo regime Post-Costituzionale fondato sulla figura del Leader che parla al Popolo sino a giungere all’assurdo costituzionale di due Carte Fondamentali una Formale e l’altra Sostanziale: Due Costituzioni nessuna Costituzione.
Oggi paghiamo il conto di Riforme Economiche e Sociali non compiute (le privatizzazioni sono avvenute alla Sovietica) e di Riforme Costituzionali non effettuate che in una Congiuntura di Crisi Internazionale ci rendono più fragili di altre Nazioni e più esposti al rischio default ed ancora i Partiti attualmente presenti in Parlamento sono privi di cultura politica espressione o della pancia del Paese o di gruppi di Interesse quindi incapaci di Progettare il Nuovo e di cogliere le opportunità che pure in questa drammatica temporalità si aprono.

(CS) Benedino – Equality Italia, Piemonte: “Le incredibili posizioni dell’Arcidiocesi sulla cura dell’omosessualità sono la dimostrazione involontaria della necessità della legge” » Equality Italia

(CS) Benedino – Equality Italia, Piemonte: “Le incredibili posizioni dell’Arcidiocesi sulla cura dell’omosessualità sono la dimostrazione involontaria della necessità della legge” » Equality Italia

Dell'Odio

Dell’Odio

L’Odio disumanizza colui che odia, rende macchina cieca, incapace di cogliere la Scomoda Verità di Sé che nel Volto dell’Odiato si manifesta.

giovedì 13 ottobre 2011

Arte : "Materia" - Piero Manzoni

Franco Battiato - Il Carmelo di Echt.

San Diego Opera Spotlight: La Traviata

Noi senza paura: meditando l'Apocalisse del nostro tempo

“Noi senza paura”: meditando l’Apocalisse del nostro tempo
Morale come problema. La mancanza di individualità si vendica ovunque: una personalità fiacca, sottile, spenta, che nega e rinnega se stessa non è buona a niente, - figuriamoci se è buona per la filosofia.” (Nietzsche, la Gaia Scienza aforisma 345).
Il Filosofo, colui che agisce la filosofia, non può essere una personalità fiacca, sottile che si rinnega in continuazione, il FILOSOFO è un COMBATTENTE, l’Amante stregato dalla sua Donna ogni cosa è pronto a perdere, ogni cosa rinnega tranne se stesso ed il suo Amore così è per il Filosofo. Il Filosofo vive sulle barricate estreme della propria Temporalità e dice quelle cose che nessuno osa dire, vede quelle Immagini Profonde che nessuno vuole vedere ed ancor meno narrare. Il Filosofo appartiene a quella schiatta, i Re dei Mari che tutto vollero perdere per tutto voler conquistare, lasciarono le loro terre di miseria, le loro famiglie strinate e rese tristi dalla tradizione che tutto opprime e schiaccia e si slanciarono sulle barbariche navi da rapina oltre il cielo ed il mare, aldilà dei confini del noto. Alla soporifera abitudine, al lento morire tranquillo del noto preferirono l’azzardo assurdo dell’Ignoto. Siamo oppressi nell’intelligenza ed ancor peggio nell’Animus dalla nauseabonda tirannia del Politicamente Corretto e dalla odiosa Morale degli Schiavi, tutti uguali guai a chi si distingue! Maledizione e vergogna su chi afferma se stesso! Ribellarsi è un Dovere Morale colui che si sottrae è il Nemico del Popolo!
Non avete udito ier notte gli Spettri ululare nel vento di buriana? Non vi è giunto l’annuncio terribile e gioioso che Dio è stato assassinato? Non sono, forse, giunti anche a voi gli araldi del Nuovo Tempo? Anche se fossero giunti non li avreste uditi, se anche tutti i venti si fossero adunati ed avessero soffiato all’unisono non ve ne saresti accorti poiché non parlano con la lingua serpentina dei vostri Maestri e Profeti e Gran Sacerdoti. Non vi consolano con le parole sacre: Solidarietà con i deboli così che rimangano deboli, Altruismo così che gli altri siano vostri clientes, Amore, che sulle loro bocche non suona Roma ma debolezza languida del giglio imputridito nel vaso della virtù borghese.
Voi dite, e ne menato vanto di scoperta estrema: Siamo tutti uguali, io vi dico: Siamo tutti diversi. L’Eguaglianza è la droga con cui vi ammorbano l’Istinto autenticamente Umano, dell’Uomo che non ha paura: la Volontà di Potenza. Vi insegnano che la Potenza è di Dio, ma di quale Dio? Se noi, io e voi siamo gli Assassini di Dio, vi educano nell’Impotenza, io vi chiamo alla Potenza che vuole se stessa.
Noi senza paura guardiamo l’Abisso e dall’Abisso ci lasciamo scrutare, noi senza paura siamo nudi di fronte all’Abisso poiché ci siamo purificati dai vizi borghesi, dalle convenzioni del politicamente corretto. Noi senza paura osiamo dire che la Natura e la Storia procede per Diseguaglianze progressive e per rotture progressive. Noi che ci siamo fatti Dio, dunque Libertà senza altro limite che se stesso, non ci ribelliamo, noi siamo Liberi perché capaci di Servire, ma noi non serviamo le piaghe purulente, noi non serviamo i corpi sfatti. Noi siamo Servitori di quel fuoco sacro che ci arde e ci consuma ed in noi consuma gli Orizzonti Estremi.
Non ci turbano i Cavalieri Ultimi altro non sono che il fato di ogni corpo, noi siamo avidi di vita, la morte, la contrizione, la penitenza la lasciamo agli indeboliti a coloro che di fronte al Dies Irae tremano anziché commuoversi. Abbiamo conosciuto gli stenti, ci siamo nutriti della sofferenza, abbiamo detto con la mistica cristiana “fammi essere la Tua Sofferenza”, abbiamo cercato di svuotare il mare dell’umana sofferenza con un cucchiaino, siamo stati “matitine” di Dio poi abbiamo compreso che quel Dio scolpiva la pietra con la Sua Parola e di matitine non sapeva che farsene poi ci è stato portato l’Annuncio della Sua Morte e ci siamo scoperti Assassini di quel Dio e dunque ci siamo fatti suoi seppellitori affinché Egli avesse degna sepoltura e non ammorbasse l’Aria con i miasmi della sua putrefazione. Ci siamo così Redenti destandoci in un Oceano in tempesta ed abbiamo compreso che solo con la Potenza Estrema delle nostre Volontà d’Acciaio saremmo potuti sopravvivere in quel delirio d’acqua, tenebra, furia, vento che mai si acquieta. Abbiamo alfine compreso che le forze diseguali delle nostre volontà come dei nostri corpi potevano cooperare e della diseguaglianza abbiamo fatto strumento di cooperazione.

L'Apocalisse della Libertà

L’Apocalisse della Libertà
Essere grati a Steve Jobs non è feticismo dell’oggetto tecnologico estremo e neppure adeguamento estetizzante all’ultimo funerale di grido, la gratitudine verso di lui nasce dalla constatazione che le innovazioni tecnologiche da lui escogitate, pensate, costruite hanno cambiato e stanno cambiando le regole del gioco culturale, antropologico, quindi storico politico economico.
La Rivoluzione Tecnologica ha definitivamente cancellato l’Idea di Centro; non vi è più un centro, non vi è più una periferia, non vi è più un sopra e neppure un sotto, ogni Luogo è Centro poiché nodo della Comunicazione Tecnologica Immediata e luogo della Condivisione Globale dei Saperi come dell’Informazione: una e-mail impiega circa dieci secondi a fare il giro del Mondo, una lettera almeno venti giorni. Ogni Luogo può divenire Struttura Radicale e Nodale di una Rete di Comunicazione in continuo divenire, una Rete Globale di Work in Progress che continuamente si modifica attraverso processi di Alterazione, cioè attraverso il continuo Divenire Altro da Sé in una sorta di gioco delle Identità Mobili, Mobili non solo perché non più legate a un Dover d’Essere fondato su categorie cristallizzate, su di un disseccamento gnomico, bensì Mobili poiché Nomadi nello Spazio come nel Tempo, capaci così di creare Comunità di Interessi come di Percezione del Mondo, sempre più il Medium delle Idee diviene connaturato alla sostanza delle Idee dunque Immateriale in qualche modo Spirituale comunque Leggero, che non significa spregiativamente inconsistente quanto Libero da ogni catena da ogni superfetazione inutile, da ogni orpello sovrabbondante così da rendere l’essenziale e nell’essenziale produrre un’Emergenza Ontologica Radicale.
Se il Socialismo si connota, nella sua fase più avanzata, quale inesausta tensione verso il Riformismo Strutturale allora dobbiamo avere il coraggio di entrare sempre più nell’Universo Ultimo, nella Apocalisse del Nuovo Mondo, in quella Ri-Velazione Radicale dell’Umano che oggi ci esplode di fronte dando ad essa Corpo Strutturale e Legale, intendendosi per Corpo Legale la Sintesi Strutturata della Realtà. Occorrerà costruire in modo globale una profonda ricognizione del Mondo Novello sapendo quanto esso sia Leggero, A-Sistematico, Precario, Complesso, Plurale, occorrerà così portare la Sfida al Modello Dominante nel suo più alto punto di crisi mettendo radicalmente in gioco e scommettendo ogni cosa. Se per Lombardi le Riforme di Struttura comportarono la Nazionalizzazione dell’Energia Elettrica oggi il Punto di Crisi si colloca sulle frontiere estreme ed ultime dell’Immateriale: porre tutti e ciascuno nelle condizioni di Accedere alle Reti Immateriali della Comunicazione non certo con processi di Nazionalizzazione, che le Reti Immateriali di Comunicazione sono per loro intrinseca natura Globali, ma investendo in esse attraverso la Mano Pubblica e lasciandole in assoluta auto-gestione da parte dei Soggetti Fruitori.
Occorre cogliere la Sfida e governarla nella Libertà ripensando il Concetto e la Concettualizzazione dell’Eguaglianza fuori da ogni Egualitarismo e contro ogni Egualitarismo che appiattisce ed uniforma.  Eguaglianza nel Punto di Partenza e di fronte alla Legge e poi Libertà / Responsabilità Individuale nel Percorso Esistenziale come nei Processi di Presa di Potere sul Mondo attraverso la Condivisione Mediatica. Quella che abbiamo di fronte dovrà essere una Società di Eguali che crescono in Modo Diseguale a seconda del Merito e delle Capacità che esprimono. Tutto ciò richiede una profonda Rivoluzione Antropologica e quindi della Cultura di cui noi siamo per vocazione storica chiamati ad essere protagonisti. L’Immaterialità Tecno-Comunicativa come Tecno-Scientifica non tollera pesantezze procedurali né ed ancor meno liturgie ossificate del Politico o rendite di posizione o ideologismi legati ad un Mondo defunto e cadaverizzato.

oltre l'Apocalisse: una prospettiva altra

Oltre l’Apocalisse: una prospettiva altra.
Dove c’è un Essere Umano lì appare il Mondo, gli Esseri Umani nella loro complessità sessuata hanno quale loro specifico la capacità di Evocare il Mondo e di costringere il Mondo ad apparire. Noi, pallidi e trepidi, abitatori delle Lande Estreme, di quelle terre in cui “a mezzodì dobbiamo accendere la lampada”, noi persi nell’alba gelida e spazzata dal vento, noi nelle cui orecchie risuona il grido del Folle: Dio è Morto e l’abbiamo assassinato noi, voi ed io, noi smarriti oltre ogni Orizzonte nel labirinto fragile delle nostre anime d’acqua e vento, noi scagliati da una forza oscura nel gorgo del Tempo, da una violenza estrema sottratti all’indifferenza del Nulla di fronte al Suono Rombante e di Pianto dello Shofar (corno di montone) sprofondiamo in un Silenzio Muto, in un’afasia radicale. I Saggi della Casa d’Israele dicono che in quel Suono che si modula nella tonalità teruà –roboante e nel “pianto della madre di Siserà” è la Voce dell’Eterno.
Udii per la prima volta il suono dello Shofar nella Sinagoga di Torino all’apertura del “Tabernacolo” dei Rotoli della Torah e ne ebbi un impressione profonda, che ancora permane in me a tanti anni di distanza. È un suono Arcaico che pare giungere dalle profondità, dalle viscere, del Tempo, dunque un suono che nell’Ora raccoglie e rende attuale l’Origine Archetipica, l’Origine Profonda ed Emozionale capace di accogliere e raccogliere gli Elementi Segreti della Storia e disporli in un Ordine Simbolico al centro del quale vi è l’Essere Umano. Lo Shofar tuona, rimbomba e singhiozza coma il pianto della madre di Siserà che coglie la sorte del figlio; Siserà era il Comandante delle Schiere Cananee sconfitto ed ucciso dalle Schiere della Casa di Israele, dunque nel suono dello Shofar vi è anche la memoria dell’Altro – il Nemico, anche la Memoria del Nemico è adunata nel “Muggito” del Corno d’Ariete.
Rosh haShana apre il Ciclo dei Giorni Terribili che si concluderà con Yom Kippur il Grande Giorno del Digiuno e dell’Espiazione, quel ciclo che Fonda l’Identità della Casa di Israele e con Pesach ne costituisce il Centro Segreto e Profondo. La Celebrazione del Capodanno rompe la circolarità del Tempo, spezza l’Eterno Ritorno dell’Eguale, alla monotonia del divenire ciclico delle Stagioni contrappone le Ragioni della Storia e prima ancora della Memoria, che la Memoria precede la Storia, il Ricordare del Singolo, dell’Individuo, si unisce per mille Narrazioni nel Ricordare Collettivo e quindi si dispiega in un Ordine Strutturato e Strutturante come nella Cena di Rosh ha-Shana che è detta Seder cioè Ordine poiché le pietanze e le frutta seguono un Ordine preciso di presentazione, il semplice accadere dei fatti diviene meditazione teleologica dei fatti e quindi Innalzamento del Divenire Storico sul Piano Trans-Storico ed infine trascendenza radicale di fronte all’Altro.
Ma noi abbiamo Assassinato l’Altro ed allo stesso tempo Noi siamo dei Sopravvissuti al Fallimento Radicale di Noi Stessi, fallimento radicale del Cristianesimo e della Civiltà fondata sul Cristianesimo, fallimento radicale delle Grandi Religioni Immanentistiche e Progressive dall’Illuminismo al Comunismo, fallimento radicale della Filosofia, come ebbe a scrivere Hans Jonas quando seppe dell’adesione al Nazismo di Heidegger, ora fallimento radicale del Modello Macro-Economico, fallimento radicale dell’Umanesimo quale prospettiva comune di civiltà, il Suono della Grande Buccina ci lascia sgomenti e svuotati. Un Capodanno che non fa esplodere i tappi di Champagne ma Ordina nei Cibi il Cosmo e con esso la Storia ci costringe ad andare in pellegrinaggio alla Radix della nostra Identità a chiederci: Chi siamo? Donde veniamo? A quale strada concediamo il nostro passo? Ebbene anche noi abbiamo il nostro posto, anche i nostri fallimenti hanno il loro posto a Rosh ha-Shana poiché nel Capodanno degli Ebrei si celebra anche la Creazione dell’Uomo, il suo essere Sintesi del Cosmo insufflata dal Ruach ha-Qodesh / Soffio della Santificazione. Noi ci scopriamo Eredi che cercano la propria Eredità e come gli Ebrei dobbiamo attraversare il Deserto per raccoglierla e farla fruttificare così che chi dopo di noi verrà possa a sua volta percorrere il Deserto fruttificare la nostra Eredità.

Di fronte all'Apocalisse

Di fronte all’Apocalisse
Lo scenario che Nietzsche delinea dopo aver annunciato la Morte di Dio è cupo, pieno di angoscia, claustrofobico: Che cosa abbiamo fatto, quando abbiamo svincolato questa terra dal suo sole? Ma in che direzione si muove, adesso?In che direzione ci muoviamo noi?Lontano da ogni sole?Non precipitiamo sempre più?E all’indietro, di lato, in avanti, da ogni parte?Esistono ancora un sotto e un sopra?Non vaghiamo attraverso un nulla infinito?Non avvertiamo l’alito di uno spazio vuoto? L’Essere alla deriva in un Universo che non ha più un sole, o meglio il cui sole è un sole morto da cui occorre tenersi lontani, da cui è necessario tenersi lontani onde non essere ammorbati, contagiati, dalla sua morte, è la nostra condizione, è la condizione radicale dell’Occidente di fronte alla sua crisi sistemica massima.
Noi non stiamo discutendo della Crisi dell’Italia o dell’Europa ma della crisi radicale ed irreversibile dell’Intero Mondo Occidentale, ovvero del Pianeta poiché la Città d’Occidente è divenuta, per il medium dell’Imperialismo Americano e dei “daimonoi” che lo possiedono dai giorni di Prometeo la Struttura Generale di Riferimento dell’Intero Pianeta. E la Crisi di cui stiamo parlando non è semplicemente Crisi della Finanza, dei Mercati, dei Sistemi Produttivi; noi affrontiamo, forse per la prima volta nella Storia Comune, una Crisi Antropologica Radicale, il vecchio modello antropologico ancorato al suo Sole si è dissolto nel sonno della Morte, il velo del Tempio si è squarciato da cima a fondo ed un vento impetuoso lo ha definitivamente lacerato mostrando così che la Dimora di Dio è una cella vuota e fredda: una Tomba e tutta la nostra civiltà è civiltà di tomba. Quando Immanuel Kant decretò l’impossibilità della Metafisica aprì le porte non solo all’Anti-Metafisica ma più radicalmente al Nichilismo, senza Immanuel Kant il canto, la trenodia funebre sul Gran Cadavere Insepolto di Nietzsche non sarebbe stata né pensabile né ipotizzabile. Questo derivare nell’infinito nulla così che ogni mappa tracciata diviene inutile appena le sue armoniose geometrie sono disegnate, questo sprofondare sempre più senza aver la misura dello sprofondare, questo annegare senza mai subire la morte per annegamento ci è intimo, ci è quint’essenziale, è il distillato definitivo e radicale di noi stessi, il compiersi di quell’insolita esperienza alchemica che tutti noi trasforma in alchimista e sostanza sublimata nella storta. Senza più un Sole neppure più il Tempo è possibile se non per convenzione minimale tra coloro che dimorano nella Valle dell’Ombra. Siamo appesi alla nostra esistenza come impiccati alla forca, conosciamo il nostro termine, siamo posseduti dal senso del nostro individuale deperire, lo leggiamo nello specchio al mattino, lo percepiamo nella stanchezza del levarci dal letto, lo sentiamo nell’insignificanza della nostra esperienza del Mondo che più non può essere trasmessa poiché radicalmente vanificata dalla velocità della comunicazione tecnologica.
E tutto ciò ci nuoce profondamente, anzi mi nuoce profondamente che quasi non riusciamo più a pronunciare la parola Noi, come se il Noi fosse un richiamo a quel sole da cui ci siamo liberati, sganciati, disancorati per salvare almeno il nostro esistere dal fracasso cosmico di Dio. La Solitudine è la Stimmungen – la Stigmata del Contemporaneo; l’Essere Atomo Malato della propria Morte Necessaria che frulla nel Cosmo Vuoto è la cifra del nostro / mio essere nel Mondo. Ho un ricordo preciso della prima volta che vissi l’esperienza della Solitudine Esistenziale: ero in alta montagna con il mio reggimento, montavo la guardia al provvisorio accampamento di trune, che tanto nella loro forma paiono tombe scavate nella neve, un vento tagliente soffiava dalle vette sul nevaio illuminato dalla luna, la mia postazione era di cresta sicché di fronte a me si aprivano le valli oscure, dove a malapena intagliate di buio nel lucore lunare si intravvedevano i pini solitari e le balze, sotto di me l’accampamento addormentato nella provvisorietà, il freddo mi sferzava ed una voglia di sonno mi insidiava e fu in quel momento che in me spontanei sorsero i versetti del capitolo 27 di Matteo:
ascolta mp345A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 46Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 47Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». 48E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. 49Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». 50Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
51Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, 52i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono.53Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Fui travolto dall’angoscia, e concepii in quel momento nel mio cuore il senso ed il valore dell’angoscia, io gridai le blasfeme parole del Santo Crocefisso e le urlai nella lingua della mia estraniazione in aramaico: Eli Eli Lemà Sabactanì… lui le gridò nella lingua materna io nella lingua della mia estraniazione, in lui quelle parole dette nella parlata della madre risuonano come un conforto, in me dette nella lingua della mia estraneità profonda suonarono come l’estrema disperazione, l’estrema certezza dell’insostenibilità esistenziale. Vi è nel nostro deperire solitario lontani da ogni sole un sovrappiù che neppure nella Morte Paradigmatica si compie; la nostra agonia, che tutta la nostra esistenza è agonia dopo la caduta della Metafisica, è assai più atroce e cupa di quella del Salvatore e soprattutto siamo Soli, Nudi, Dispersi. Le grandi strutture di rassicurazione collettiva circa il senso si sono mostrate strutture violente dell’Oppressione e della Concentrazione, costruttrici dell’Universo Concentrazionario dai lager nazisti ai Gulag sovietici ai Bao-Dai cinesi.
“C’è una sensibile differenza tra un pensatore che si pone in modo personale rispetto ai suoi problemi, tanto da avere in essi il suo Destino, la sua Necessità e anche la sua migliore Felicità, e uno che li affronti –impersonalmente -, cercando cioè di toccarli e afferrarli con le antenne del pensiero freddo curioso.” (la Gaia Scienza aforisma 345) Oggi non posso più pensare in termini di noi o di fredda curiosità, come l’entomologo che studia gli insetti nella loro complicatissima esistenza, poiché sono immerso nel Buco Nero, in quel Sole Nero che in sé non ha dimensioni. Oggi il versetto di Giovanni “le tenebre non lo divorarono” è radicalmente falsificato poiché le Tenebre hanno divorato la Luce e la Luce non è più la vita degli Uomini, la luce è quella fumosa delle fiaccole e delle lampade ad olio o quella artificiale dell’esplosione nucleare, quella delle fiaccole adombra non illumina quella nucleare calcina ed abbacina sino a bruciare gli occhi. Non possiamo più dire siamo sull’orlo del baratro poiché non vi è distinzione tra i due bordo e baratro si consumano reciprocamente nell’atemporalità globale.
Io non posso che pensare filosoficamente i miei problemi ma per poterlo fare realmente cogliendo in essi il mio Destino, la mia Necessità e la mia Infelice Felicità debbo in forza di Fato trasecolarli in Narrazioni. Oggi la costruzione dell’Orizzonte Temporale Comune che Ri-Vela e fa apparire il Mondo non può che essere in me e per me e mediante me concertazione narrativa della Realtà, costruzione di un narrato sociale e politico radicalmente provvisorio senza cemento che non sia la grammatica e la sintassi, l’etimologia della parola unica ancora trasmissibile tra le catene dei saperi e la semantica della parola nella sua complessità semiotica tutto il resto non è che sopravvivenza di larve e fantasmi.

Contemplando l'Apocalisse

Contemplando l’Apocalisse …
Non avete sentito parlare di quell’uomo folle che, nel chiarore del mattino, accendeva una lampada andava al mercato e gridava incessantemente – Cerco Dio! Cerco Dio! ….Il folle balzò in mezzo a loro e li trafisse con lo sguardo: Dove è andato Dio?- gridò – ve lo dico io: l’abbiamo ucciso noi, voi e io! Noi tutti siamo i suoi assassini!” (Nietzsche – La Gaia Scienza – Aforisma 125)
Nietzsche pubblica la Gaya Scienza nel 1887 e quindi rivista ed ampliata nel 1888 aprendo e fondando con il grido del Folle la Civiltà della Crisi, simbolicamente la proclamazione della Morte per Assassinio di Dio apre la Contemporaneità come Temporalità della Crisi di ogni certezza e di ogni valore, il de-costruirsi di ogni “Paradigma di Civiltà Stabile” e tale tragica proclamazione avviene nel Mercato, ove più nessuno crede a Dio. Il Mercato come luogo che si è emancipato – liberato da ogni Orizzonte Metafisico e da ogni Ordine che non sia l’Ordine del Mercato stesso.
Cos’è il Mercato? Il Mercato è il luogo dello Scambio Totale, il Luogo della Transazione e dunque anche quel Luogo in cui tutto Transita, in cui Tutto ed ogni cosa assume un Valore Negoziale e quindi transita di negoziazione in negoziazione in un ciclo infinito sino alla consumazione del Valore della Merce. Il Mercato è inoltre, giusta la sua Natura Profonda, il Luogo in cui tutto ciò che non ha un Valore di Scambio viene Posto a Morte fosse anche Dio ovvero l’Orizzonte Metafisico del Mondo, la possibilità cioè del Mondo di essere Altro rispetto alla fenomenologia degli Enti che lo compongono.
In questi giorni frenetici di frenetica angoscia contempliamo l’Apocalisse del Mercato, attoniti, sbigottiti, spaventati cogliamo nella nostra Storia la Rivelazione Estrema ed Ultima: il Mercato, che Apocalisse non indica il venire meno del Mondo ma la Rivelazione di un Oggetto Radicale del Mondo. Per il Mondo che abbiamo conosciuto si trattava della Rivelazione di Cristo, ovvero dell’Uomo-Dio, dell’Uomo che si Manifesta e si Appalesa come la Chiave Radicale di Interpretazione di Ogni Realtà poiché in Sé è Dio e il Mondo, Sintesi Radicale di entrambi qui ed ora. Il Profeta Pazzo annuncia una Nuova ed Estrema ed Ultima Rivelazione che uccide ogni altra Rivelazione: il Mercato.
La Primavera Araba che ha radicalmente mutato la geo-politica e forse gli assetti profondi del Mediterraneo Meridionale ed Orientale nasce dal Mercato: la Rivoluzione tunisina ha origine nell’aumento del prezzo delle granaglie prodotta dalla Globalizzazione ma allo stesso tempo si produce mediante la più sofisticata tecnologia della comunicazione: i social network, espressione radicale della Globalizzazione e dunque del Mercato Neo-Liberista.
Le nostre società forgiate e costruite nel Fuoco di due Grandi Conflitti Metafisici, che la Prima e la Seconda Guerra Mondiale con l’estensione nella Guerra Fredda di quest’ultima furono Conflitti di Ordine Metafisico tra la Libertà e la Tirannia, sono nude ed inermi di fronte all’Estrema ed Ultima Rivelazione che mette definitivamente a morte ogni Idea Metafisica, incapaci quindi di costruirsi oltre se stesse in una Novità Radicale quanto problematica per il suo carattere anarchico, caotico se si preferisce, distruttivo di ogni punto di riferimento fisso. Le nostre Strutture Condivise sono fondate sull’Ordine Dorico dello Spirito, il nostro Modello profondo ed archetipico è il Partenone che sfida i millenni nella sua severa bellezza, ebbene oggi quel Modello è radicalmente falsificato nella liquidità sociale nella velocità dello scambio, nell’istantaneità della comunicazione che giustizia e rende out le Liturgie del Politico, le pesantezze della Macchina Burocratica, ciò che prima generava sviluppo e sicurezza ora è ragione di recessione e di angoscia e di incertezza. Gli Stati non sono più in grado di garantire le ragioni del loro esistere: La vita, la libertà, la proprietà dei loro consociati, la Democrazia non è più in grado di assolvere alla sua funzione ideologica e operativa, anzi appare sempre più come un fattore di ostacolo alla crescita economica.
Noi non possiamo che costituirci come Eredi di quel tempo, riconoscere la morte definitiva di quel tempo e dunque di quello spazio, ed entrare coraggiosamente nel Nuovo Tempo e nel Nuovo Spazio assumendo la guida progettuale di esso attraverso la costruzione della Big Society che nel suo essere liquida obbedisce alla dinamica e non alla geometria dei solidi, che non ha un Centro ma è Centro in ogni sua parte, che si modifica in corso d’opera per tacito accordo molecolare che infine si auto-governa mediante la negoziazione continua e la costruzione del valore di scambio per ogni suo atto.
Claudio Tabacco.