mercoledì 30 novembre 2011

Il costo dei "cervelli in fuga" si perde un miliardo all'anno - Repubblica.it

Il costo dei "cervelli in fuga" si perde un miliardo all'anno - Repubblica.it

Alcune note circa il suicidio


Alcune note circa il Suicidio
Ashford, agosto 1943, una giovane donna malata gravemente di tubercolosi giace pallidissima in un letto, il suo corpo minuto appena increspa le lenzuola, accanto a lei un padre gesuita conversa sommessamente. Quella giovane donna è Simone Weil, una delle più intense e tragiche pensatrici del Novecento; le sue drammatiche condizioni di salute sono aggravate dal rifiuto del cibo e dei liquidi che Ella oppone testardamente e risolutamente. Ella ha posto in essere un “rituale di morte”, un antico rito di morte, risale ai Catari o Albigesi, che dir si voglia, l’”Endura”. Levì Strauss, che bene la conosceva ebbe a dire che tutto in lei era eccessivo, con lei funzionava solo il tutto o niente. Professoressa di Liceo e quindi Universitaria abbandona tutto e divine manovale in una fabbrica metallurgica prima e alla Renault poi per condividere sino in fondo la condizione di alienazione e di stenti delle classi lavoratrici…ora ad Ashford si va deliberatamente spegnendo per sperimentare e vivere sino in fondo la condizione degli Ebrei nei campi di sterminio. Simone Weil ebrea affascinata dalla Passione di Cristo a cui aderisce con tutta se stessa, mai convertita al cattolicesimo decide, lucidamente, di aderire al destino del suo Popolo e di fare di questa adesione estrema e radicale un grido di battaglia. Morirà il 24 Agosto dello stesso anno.
“Di fronte al fallimento radicale dei miei sogni, dei miei ideali non posso e non voglio continuare a vivere, non è che io non ami la vita, non è che io non voglia amare ed essere amato, ma non posso continuare a vivere, non posso continuare ad amare quando tutto ciò che per me era significativo e importante è definitivamente falsificato dalla Storia”, così un giovane militante di Autonomia Operaia nel 1979, aveva 24 anni e con questa brevissima nota spiegava la sua scelta di togliersi la vita.
Ho pensato sovente, anche recentemente, al Suicidio, non perché colpito dalla depressione. Ho vinto la mia battaglia contro i “Demoni Urlanti” della mia anima profonda, li ho resi amici, non domati, ho stabilito con loro un rapporto dialogico, ho riconosciuto che sono, che io sono, “una Comunità” e non un Solitario e che di questa Comunità fanno parte anche i Demoni, anche i “Personaggi” Auto-Distruttivi. Ma il Suicidio mi si è posto più volte all’ordine del giorno dei miei pensieri come atto di Sovranità su me stesso ed allo stesso tempo come Rivolta Ultima ed Estrema verso una condizione di sconfitta, di resa al Mondo ed alle sue contraddizioni, di resa al Mondo ed al suo caracollare verso il Nulla. Mi sono sempre trattenuto dal “levar la mano su di me” per il disprezzo che il pettegolezzo mi provoca. Cesare Pavese conclude il suo biglietto di addio con queste parole “non fate troppi pettegolezzi”. Ecco divenire oggetto di pettegolezzo mi irrita, soprattutto perché a differenza di ora, non potrei rispondere per le rime, sarei abbandonato alla chiacchiera altrui.
Nella cultura antica l’atto di levar la mano su se medesimo fu assai praticato, in Giappone venne codificato, ritualizzato nel Seppuku praticato dagli Uomini di Dovere, che questo significa il termine Samurai. Mishima il 25 Novembre del 1970 si suicidò in diretta televisiva seguendo l’antico rituale dei Samurai, assistito dal suo Amante che dopo che lui si aprì il ventre con un colpo di katana gli spiccò la testa dal collo.
Il suicidio, dunque, quale gesto artistico di estrema rivolta, il suicidio quale atto di Moralità Altissima che spacca simbolicamente il Mondo e costringe gli Altri a prendere posizione, a cessare di essere massa, zona grigia, per divenire Uomini, Individui che pensano e valutano. Il suicidio come atto Politico che con una violenza estrema strappa gli Altri alla loro alienazione alla loro dimensione di Oggetti per trasformarli in Soggetti. Il rogo auto-imposto dai Bonzi contro la Guerra che stravolgeva e devastava il Viet Nam, il rogo auto-imposto da Jan Palak nella Praga invasa dalle Armate Sovietiche esprimono una Moralità Estrema e, quindi, il suicidio diviene arma di lotta, diviene atto di Amore, quasi Immolazione Eroica.
V’è poi un Suicidio Minimo, che non è eroico, che non esprime Moralità e Rivolta, ma denuncia la stanchezza, la fragilità tutta umana di fronte ad un’accanirsi della sorte, di fronte all’impossibilità di continuare l’avventura esistenziale. È questo il suicidio del quotidiano che più mi turba, che più mi colpisce, poiché è il segno di una sconfitta collettiva, di un venire meno della Comunità alla sua funzione.

sabato 26 novembre 2011

Berlino: più risorse all'Fmi - Il Sole 24 ORE

Berlino: più risorse all'Fmi - Il Sole 24 ORE

La Decadenza Europea


La Decadenza della Vecchia Europa
“L’Euro non arriverà al nuovo anno” questa la fosca e realistica profezia di Attaly, già Consigliere Economico di Mitterand. L’Europa già da molti anni, almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha perso la sua “Centralità Mondiale” ma i suoi governi, non importa se Conservatori o Socialisti hanno sino ad ora pensato, operato, costruito politiche economiche e “dottrine” sociali come se l’Europa fosse ancora centrale, come se l’Europa esistesse per davvero e non fosse una pretenziosa finzione burocratica.
I Governi Europei stanno marciando verso il baratro politico, sociale, economico e prima di tutto culturale ed antropologico tra proclami, vertici, pretenziosi summit di improbabili direttori credendo di poter comporre i cocci di un vaso andato in frantumi, immaginando di poter costruire cortine fumogene attraverso cui riprodurre all’infinito la finzione.
I “Capitali senza Patria e senza Anima”, i Mercati Globali, hanno con la loro azione gridato che la “Vecchia Regina è Nuda” e la sua Nudità è Sconcia a nulla vale il belletto, a nulla vale il trucco se non a renderla ancor più sconcia come una meretrice di strada.
La vitalità, magari dionisiaca e furibonda come quella di un satiro, oggi dimora nell’Altrove, in quella regio ubi sunt leones (la regione dove ci sono i leoni), in quelle che dalla nostra altezzosa decadenza chiamiamo con sussiegoso disprezzo: Terzo Mondo, o Mondo Arabo – Islamico, le convulsioni che attanagliano il Nord Africa Arabo-Islamico, il Medio e Vicino Oriente, le disperate rivolte popolari per la Democrazia o quanto meno per la possibilità di essere Governati da Regimi che non siano espressione delle Ideologie e delle Visioni del Mondo di matrice Occidentale ma prodotti culturali ed ideologici afferenti alle culture dei popoli che li esprimono, ci indicano i Luoghi Geografici ed i Territori Semantici del Nuovo, della Novità.
La dissoluzione dell’Idea Europea e della sua capacità di divenire Modello Generale si appalesa nell’ormai chiara volontà di abbandonare la Grecia, certo dal punto di vista economico, delle esportazioni, dell’incidenza mercatista, la Grecia ha lo stesso peso di una Regione Avanzata italiana, ma può l’Europa fare a meno della Grecia? Può l’Europa abbandonare la propria Madre Spirituale al suo Destino? Quale Europa ne risulterebbe? Una costruzione tutta centrata sui valori economici, cioè quella costruzione che oggi segna definitivamente e radicalmente non solo il suo limite ma il fattore di maggiore decadenza.
L’Europa se vuole sopravvivere alla propria Crisi Paradigmatica e Sistemica e da essa trarre le ragioni della sua Rinascenza altro non può fare che trasformarsi in un Laboratorio Avanzato di Ideazione e Costruzione Sociale, Culturale, Antropologica, Economica Aperto. L’Europa, dunque, come Luogo della Sperimentazione della Società Aperta di Popperiana memoria e quindi come luogo generale di elaborazione teorica e applicazione pragmatica, in una inesausta circolarità di teoria e praxis, della Big Society.
Solo mediante una ristrutturazione del Paradigma Generale dell’Europa saremo in grado di contrastare e domare i Mercati ed allo stesso tempo di impedire la dissoluzione di quel pochissimo di Unità Continentale che si è realizzato.
La dissoluzione dell’Euro, il ritorno alle Monete Nazionali, segnerà irreversibilmente il rinascere dei Nazionalismi, dell’autoritarismo politico e sociale che sempre si accompagna alla debacle dei grandi sistemi economici; ovvero alla fine della Civiltà Europea, fine dovuta non ai Mercati ma alla stupidità delle Elite Burocratico – Politiche Europee.

Difficilmente Monti ce la farà | Gad Lerner

Difficilmente Monti ce la farà | Gad Lerner

martedì 22 novembre 2011

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Il naufragio dei partiti e l’urgenza di una nuova offerta politica - ItaliaFutura.it

Il naufragio dei partiti e l’urgenza di una nuova offerta politica - ItaliaFutura.it

La Vecchia Europa alla sfida del Mercato cosa risponde?



I Mercati Finanziari possono essere paragonati a degli scommettitori che puntano le loro poste a due, cinque e dieci anni, dunque lo Spread non valuta il Presente e la Credibilità del Presente ma il futuro a breve medio e lungo termine. Le tensioni che colpiscono gli strumenti di finanziamento del debito pubblico dell'Eurozona ci dicono che i Mercati formulano una diagnosi negativa circa il futuro dell'Europa. Ovvero ci denunciano il Declino del Continente Europeo, il declino della Vecchia Europa incapace di progettarsi oltre se stessa. Questa è la sfida che deve essere accolta e trasformata in Rinascita Continentale

venerdì 18 novembre 2011

Elite Creative e Democratiche

Credo che il Governo iper-politico del Professor Monti piacerebbe moltissimo a Wilfredo Pareto, ci troviamo di fronte ad un Governo che esprime le Elite Creative e Democratiche della Società Italiana, non dei poteri forti, ma delle Elite Creative e Democratiche; dunque un Governo che nasce da un'Emergenza Nazionale e Continentale può, potrebbe, forse diverrà, divenire un Esecutivo che superando dialettiche esauste, tutte interne al Novecento, Laboratorio capace di generare per davvero una Nuova Repubblica. Tocca, toccherà, alle Forze Politiche Progressiste e Riformiste far incontrare dialetticamente le Elite Creative e Democratiche con i Cittadini e le Cittadine, con la Società Civile, con le Istanze Popolari ed insieme produrre quella costruzione etica e politica che dovrà o dovrebbe sostanziare una prossima Legislatura Costituente.

giovedì 17 novembre 2011

Monti: ''Non ci sono complotti dei poteri forti'' - Video Repubblica - la Repubblica.it

Monti: ''Non ci sono complotti dei poteri forti'' - Video Repubblica - la Repubblica.it

Tutto il discorso di Monti: in 45 minuti il programma per l'Italia - Video Repubblica - la Repubblica.it

Tutto il discorso di Monti: in 45 minuti il programma per l'Italia - Video Repubblica - la Repubblica.it

'Cara Lega, stai morendo' - l’Espresso

'Cara Lega, stai morendo' - l’Espresso

Contro i professionisti della delusione - micromega-online - micromega

Contro i professionisti della delusione - micromega-online - micromega

Crisi Sistemica - Riforma Sistemica

La crisi del Debito: Der Spiegel scrive "il Governo Monti deve condurre l'Italia fuori dalla crisi del debito", mentre Der Spiege scrive le sue valutazioni lo Spread francese sale a 200 pb e quello spagnolo tocca quota 500. La tempesta finanziaria scatenata sul Debito denuncia la crisi della Politica Continentale e Mondiale, ovvero il vuoto di Governance entro cui quasi per una legge fisica il pieno della Speculazione si insinua. Questa è una Crisi Sistemica che deve essere affrontata in modo sistemico, dunque ristrutturando le architetture generali della Governance.

Governo politico di tecnici

Forse, ed iniziare con forse è un po' una bestemmia letteraria, il Mondo Politico - Giornalistico, che politica e giornalismo non sono antagonisti come dovrebbero ma l'uno si abbraccia in un amoroso amplesso con l'altro, continua nella sua azione di disinformazione complessiva: questo non è un Governo Tecnico, è un Governo di Tecnici di altissimo livello intellettuale, ma un Governo Iper-Politico. Esso infatti nasce dalla resa della Politica e dalla dichiarazione implicita della Politica che si debba ricostruire la Politica e per poterlo fare in modo credibile si ritrae e lascia agire Soggetti a lei in qualche modo estranei. Oggi nasce una diversa Politica, Napolitano ha scelto di cogliere la Crisi come banco di sperimentazione di una radicale Riforma Istituzionale e dunque Costituzionale

lunedì 14 novembre 2011

Lo Spread corre

Lo Spread è nuovamente a quota 500. Il differenziale non si fonda sulle Economie Reali ma giudica i Processi Politici ciò che sta avvenendo in queste ore in Italia per chiunque non sia italiano è del tutto incomprensibile, non si può annunciare un Governo Tecnico d'Emergenza e poi perdersi nei Bizantinismi della Politica queste contraddizioni non sono accettabili dalla Decisione Economica e neppure dichiarare apertis verbis il Default della Politica e poi porre paletti temporali di contenuto e di nomi a chi si invoca come Salvatore della Patria se entro questa sera Monti non scioglie la riserva e non presenta la Lista e se entro domani non ha la fiducia di almeno una Camera tutto diventa inutile

domenica 13 novembre 2011

Il videomessaggio: «Non mi arrendo» - Corriere della Sera

Il videomessaggio: «Non mi arrendo» - Corriere della Sera

Monti: ''Crescita ed equità sociale'' - Video Repubblica - la Repubblica.it

Monti: ''Crescita ed equità sociale'' - Video Repubblica - la Repubblica.it

Spigolatura

Ieri non è finita la Seconda Repubblica ed oggi non nasce la Terza Repubblica, forse stiamo assistendo alla fine della Transizione Italiana, con una resa incondizionata della Politica all'Economia.
Il Governo Monti dovrà compiere scelte complesse ed estremamente difficili ma non potrà cambiare il Quadro Generale poiché non è espressione della Politica ma di un'Emergenza Economica e di un Default della Politica, dunque dovrà sul piano della Democrazia farsi carico di una ri-definizione della Politica, ed insieme ai Partiti ricostruire la Democrazia.

le tre novità sconvolgenti

Nei giorni convulsi che abbiamo alle spalle abbiamo assistito a tre fenomeni di assoluta novità::1) la resa incondizionata della Politica alla Realtà. Con Mario Monti vissuto come una sorta di Messia Salvifico la Politica Italiana ha dichiarato apertis verbis di non essere in grado di Governare i Processi Reali che attraversano l'Economia e la Società Globale. 2) La nascita surrettizia della Repubblica Presidenziale, poiché il Presidente Napolitano di fronte alla resa per incapacità delle forze politiche ha dovuto svolgere una "perigliosa" operazione di supplenza istituzionale creando un governo nuovo dopo aver esautorato con una nota quello in carica. 3) Il pericoloso conflitto tra Mercati, meglio tempi della decisione economica, e Politica, ovvero tempi della decisione politica, rivelando che il vero costo della politica non sono gli emolumenti e le auto-blu e neppure il bunga bunga ma il differenziale temporale tra il decidere economico-finanziario e il decidere politico.

differenze

Se in Argentina il Populismo è stato ed è funzionale alla costruzione di un Concetto di Popolo, in Italia il Populismo ha segnato la de-costruzione del Concetto di Popolo, la più grande differenza tra il Demokrator Berlusconi ed il Demokrator Peron sta esattamente in questa opposta funzione del Populismo. Ma il Populismo non è stato cavalcato solo da B e dalla Lega bensì da larghe fette della cosiddetta Società Civile, ad esempio il Popolo Viola i No-Tav Fiom-CGIL, e da buona parte dell'establishment politico della "Sinistra" da Di Pietro a Vendola, cosa sono le verbosità barocche di Vendola se non una forma colta di Populismo? Oggi l'impegno è quello di chiudere le porte al Populismo e riaprire le porte alla Razionalità Analitica ed alla Severità Ugonotta dell'Agire. La Retorica dei "beni comuni" sia sostituita dalla Sostanzialità dell'Idea Repubblicana, la logica sfascista del tanto peggio tanto meglio dal Senso della Repubblica e delle Istituzioni

Brevi cenni critici

Il Berlusconismo ed il suo Autore non sono archiviabili con uno sberleffo o con le monetine, B ed il Beismo hanno espresso, non generato, la Malattia Morale dell'Italia e degli Italiani oltre che essere una risposta sistemica al Golpe Imperfetto di Mani Pulite. Quella che abbiamo di fronte è una crisi di sistema, Bartolomeo Sorge S.J. a Rai News, non una semplice crisi congiunturale, B ha espresso un Sistema di interessi legittimi e di "intrallazzi" a cui un intero popolo si è concesso per libera scelta; oggi è alla ricostruzione etica e civile della Repubblica a cui dobbiamo lavorare con alacrità e finalmente senza alibi

Berlusconi ha fallito, ma chiediamoci come abbia fatto a vincere | Linkiesta.it

Berlusconi ha fallito, ma chiediamoci come abbia fatto a vincere | Linkiesta.it

mercoledì 9 novembre 2011

Resignation Slow


Resignation Slow
Amavo la discoteca, quando età e fisico me lo consentivano, ed amavo un brano musicale: Andamento Lento, mi piaceva ballarlo mi piaceva ascoltarlo, l’infinita “epica” berlusconiana è giunta alle Dimissioni Lente ovvero all’Annuncio delle Dimissioni,non alle Dimissioni effettive, d’altro canto l’Annuncio è la cifra del Berlusconismo. Nessuno dica che Berlusconismo e Liberismo sono la stessa cosa, il Berlusconismo è in primo luogo costruzione lessicale, narrazione a cui non segue mai l’Agire, se non un Accadere meta-reale, quasi metafisico, sicuramente diabolico poiché rende impossibile ciò che era stato annunciato.
Berlusconi annuncia le Dimissioni ed inizia la sua Campagna Elettorale, di fatto da oggi il Paese è in Campagna Elettorale e quindi lunghe e drammatiche ombre si allungano sulla Legge di Stabilità e il Maxi Emendamento alla stessa, mentre la Commissione Europea ci chiede una Manovra Aggiuntiva. La Legge di Stabilità ed il Maxi-Emendamento, sui cui contenuti vi è una sorta di mistero trinitario, diverrà lo strumento elettorale attraverso cui tentare il ritorno per interposta persona del Cavaliere al centro della Politica.
Appare chiaro a tutti che, ictus oculi evidente, che il Pallino del Gioco è ancora nelle sue mani, ed è per questo che i Mercati senza Cittadinanza e senza Anima ci massacrano, mentre sto scrivendo lo Spread è a 575, le borse sembrano Zero Giapponesi in picchiata e non si intravvede una qualche razionale via d’uscita.
Le Elezioni dovranno essere rapidissime, perché verso di esse corriamo, entro Gennaio o Febbraio, e si svolgeranno con questa sciaguratissima Legge Elettorale, per cui quello che dovrebbe essere un Parlamento Costituente sarà di nuovo un Parlamento di Nani e Ballerine, un Parlamento di Nominati e non di Eletti, un Parlamento come i Mercati senza Cittadinanza e Senza Anima, di donne e uomini che guarderanno a sé, ai propri destini, che di conserva passeranno da uno schieramento all’altro nello stile del peggior trasformismo.
Alla fine di questo percorso, che appare ineludibile se guardiamo allo spettro delle Forze Politiche che puntano alle Anticipate, non vi potrà essere altro che il Fallimento dell’Italia non solo dal punto di vista economico, ma antropologico, e con il fallimento dell’Italia, il fallimento del Progetto Europeo. Siamo agli ultimi giorni di Pompei, alle convulsioni finali.

sabato 5 novembre 2011

Compriamoci il Debito


Contro la Paura compriamoci il Debito
Ieri, 4 Novembre giorno dell’Unità Nazionale, Giuliano Melani sul Corriere della Sera ha lanciato un appello così sintetizzabile: Compriamoci il Debito, ieri a tarda sera una carissima amica veneziana su face book mi inviava un messaggio in cui con orgoglio mi annunciava che stava per comprare un pezzo del Debito Pubblico.
L’Italia, a causa del Governo di Centro-Destra presieduto da Silvio Berlusconi, soffre in modo drammatico di una Crisi di Fiducia, l’Italia, cioè non è considerata credibile sul piano internazionale, il nostro spending è uguale a zero, a breve verranno nel nostro Paese gli Ispettori del Fondo Monetario Internazionale per monitorare, non certificare, l’Azione di Governo in merito alle necessarie e dolorosissime riforme economiche. La Lettera della BCE a firma Trichet – Draghi inviata a Luglio de facto costituisce un Programma Commissariale di Governo che chiunque succeda a Berlusconi dovrà applicare. La Sovranità Nazionale è compromessa non per un atto politico, per una scelta di intelligente cessione di quote di Sovranità all’Europa, ma per una Necessità Tecnocratica della Banca Centrale Europea onde evitare peggiori rischi all’Euro, all’Unione, alla Pace Europea.
Siamo all’Otto Settembre della Repubblica e non per una sconfitta militare bensì per l’assoluta insipienza delle forze Politiche Italiane che per interessi di fazione hanno reso la transizione italiana un pantano in cui tutto e tutti veniamo risucchiati.
Come nel Risorgimento e durante la Resistenza sono i Cittadini e le Cittadine gli Estremi Difensori della Repubblica e dello Stato, aldilà delle contrapposizioni, al di sopra delle Fazioni siamo chiamati a divenire protagonisti del Salvataggio dello Spazio Comune di Democrazia che i nostri Padri hanno conquistato con il Ferro e con il Fuoco.
Se le Forze Politiche non sono in grado di costruire un Progetto Credibile di Rinascita Democratica ed Economica noi Cittadini e Cittadine assumiamo nelle nostre mani il nostro Comune Futuro in uno sforzo drammatico ed allo stesso tempo esaltante.
I Mercati Finanziari non conoscono cittadinanza e ad ogni stormir di fronda precipitano nella paura ebbene se un Popolo si unisce e compra il Proprio Debito Sovrano e diviene così Proprietario della Repubblica nessuno Speculatore Internazionale potrà sfiduciare l’Italia e insieme costruiremo nuovi processi di cittadinanza e insieme potremo elaborare un diverso modo di concepire le relazioni tra Stato e Cittadini, giacché noi saremo i Proprietari dello Stato. Anziché invocare il default, anziché abbandonarci alla Sterile Indignazione, Protagonisti della Crisi e della Rinascita.
Contro la Paura e per una Democrazia Avanzata compriamoci il Debito

venerdì 4 novembre 2011

Per il Primato della Politica


Per il Primato della Politica
Gli odierni capitali privi di cittadinanza ad ogni stormir di fronde fuggono dalla Francia in Inghilterra, dall’Inghilterra negli Stati Uniti e poi ritornano in Francia e di lì si salvano nella Svizzera e poi nell’Olanda e di nuovo negli Stati Uniti e ad ogni fuga cagionano disastri nelle borse, guastano i corsi delle monete, fanno sussultar prezzi e redditi, provocano malcontenti e sommosse e rivoluzioni politiche. Fatto gigante e nuovo, per cui si invocano disciplina e freni internazionali ad evitare che la nave del mondo coli a fondo

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/luigi-einaudi#ixzz1ck6Pf2NE
Prendo le mosse per scrivere questa nota da un prezioso, quanto intelligente, articolo apparso su “Linkiesta” alcuni giorni or sono (vi invito a leggerlo per intero cliccando sul link).
La citazione di Luigi Einaudi è tratta da un lavoro del 1936 rintracciabile in un breve articolo dal titolo: “Tema per gli Storici dell’Economia” pubblicata nella Rivista Italiana di Economia.
“Gli odierni capitali privi di cittadinanza” Einaudi esordisce con una constatazione, i capitali non hanno cittadinanza, o meglio non hanno più cittadinanza, se questo fu vero nel 1936 oggi è ancor più vero, i capitali ed in particolar modo i capitali virtuali della finanza globale non hanno rapporto con i territori, non hanno rapporti con la Storia dei Territori e di coloro che su quei territori vivono, sperano, amano, lavorano, mentre la Politica esprime, o dovrebbe esprimere, la Storia, la Vita, la Cultura, le Aspettative e dunque le Speranze delle Genti che dimorano in un determinato Spazio Ambientale, ove per Ambiente si intende non solo e non tanto l’Habitat Naturale quanto questo più le costruzioni culturali e politiche che in esso, su di esso, contro di esso si sono sedimentate.
Abbiamo un primo “drammatico” jato tra Economia e Politica: l’Assenza di Cittadinanza a cui la Politica deve far fronte, dovrebbe far fronte ripensandosi almeno dal punto di vista della Dimensione della Cittadinanza.
Il vero punto debole dell’Eurozona non è tanto la mole del Debito Sovrano collettivo quanto l’Assenza di Politiche Fiscali e di Sviluppo Comuni; la Banca Centrale Europea de facto si trova ad operare in regime di supplenza, ed opera secondo criteri tecnici consoni alla sua natura, Ella non può supplire politicamente ad un deficit di Governance Europea. Quando venne creato l’Euro non venne creata un’Autorità Politica Europea che definisse eguali Politiche Fiscali ed eguali Politiche Industriali e Finanziarie di Sviluppo.
L’assenza di Politiche Comunitarie Fiscali e di Sviluppo ingenera nei Mercati Finanziari crisi di Fiducia sull’azione di governo delle singole entità statuali.
Appare, dunque, inutile se non dannoso rincorrere i Mercati con Misure che gravano sulla Qualità della Vita dei Cittadini e delle Cittadine e soprattutto che ingenerano nel lungo periodo quelle condizioni di depressione strutturale che storicamente hanno spalancato le porte ai regimi totalitari vissuti però come Soluzioni Messianiche alle crisi strutturali del Capitalismo Finanziario; ciò che occorre è un superamento radicale del dato di fatto: la debolezza strutturale della Politica. Occorre, allora, ri-pensare il Primato della Politica in chiave continentale, dando forma cogente ad una Istituzione Politica Europea che Diriga la Politica Fiscale e la Politica Economica. In secondo luogo riaffermato il Primato della Politica si dovrà ri-negoziare il Debito Sovrano, dei singoli stati nazionali, escludendo la Spesa Sociale, la Spesa di Investimento, dalla negoziazione finanziaria ed allo stesso tempo impegnare i singoli stati nazione a ri-formare in chiave liberale le loro Costituzioni e le forme del loro decidere politico.

giovedì 3 novembre 2011

Crisi Finanziaria, Democrazia:un rapporto impossibile?


Crisi Finanziaria, Democrazia: un rapporto impossibile?
La Crisi Finanziaria pone alcuni serissimi problemi che vengono ampiamente sottaciuti dai commentatori economici come da quelli politici: il rapporto tra economia finanziaria e Democrazia Rappresentativa.
L’allarme, anzi il panico, scatenatosi per il semplice annuncio da parte del Governo Greco, o meglio del suo Presidente, di voler procedere ad un Referendum Popolare per approvare “il Piano Europeo di Aiuti”, che richiede misure pesantissime a carico dei cittadini e delle cittadine greche, ne è il segnale più estremo ed allo stesso allarmante. La Democrazia Rappresentativa e l’Economia Finanziari paiono non solo non essere compatibile ma essere rispettivamente antagonisti. Infatti l’Economia Finanziaria si connota per l’estrema velocità del decidere ed allo stesso tempo per la sua “irresponsabilità”, le Grandi Compagnie Finanziarie rispondono esclusivamente ai loro Azionisti, ovvero a Portatori di Interessi, mentre la Democrazia Rappresentativa risponde non a portatori di interessi ma ai Cittadini ed alle Cittadine che si sono federati, associati, per veder garantiti i loro diritti sociali, politici, economici, esistenziali e si sono associati sulla base di un Patto Costitutivo: Costituzione che non è eludibile né nei suoi principi ispiratori né nelle sue Procedure per quanto possano essere rigide e farraginose.
L’Articolo 3 della Costituzione Repubblicana in combinato disposto con l’Articolo 1 pongono un limite ed un argine assoluto, non valicabile, a quanto, qualsiasi Governo della Repubblica, può decidere in materia Economico-Finanziaria.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” Articolo 3 comma secondo
L’Articolo 1 recita: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
La Centralità della Repubblica e della Costituzione è il LAVORO, ovvero le forze del Lavoro, lavoratori e sistema delle imprese manifatturiere come commerciali, non la Finanza o la Speculazione Finanziaria. Compito della Repubblica è, poi, rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…, l’Economia riceve, dunque, una precisa missione: Fornire alla Repubblica le risorse e gli strumenti per realizzare il pieno sviluppo della Persona Umana, fondamento naturale della Cittadinanza.
Le misure che l’Esecutivo, qualunque Esecutivo, assume per far fronte alla gravissima e drammatica Crisi Finanziaria non possono prescindere dal Dettato Costituzionale, diversamente esse non solo sono illegali ma pongono l’Esecutivo e le Forze Parlamentari fuori dal Quadro Costituzionale e dunque fuori dalla Democrazia.

L’Ora che suona è densa di incognite estreme quanto potenzialmente capaci di stravolgere la convivenza civile fondata sul Patto Costituzionale aprendo così la strada o all’Autoritarismo oppure all’Avventura.