Dall’Undici Settembre all’Inverno Arabo
Sono un pessimo giocatore di carte, maestro nei solitari ma un disastro al poker o a scala quaranta, ricordo però un espressione usata sovente nel Giocatore di Dostoevskj: “Presa di valore”. L’Undici Settembre deve essere ri-compreso nella chiave di una grande partita di Poker giocata sul tavolo del Mondo Arabo-Islamico, della Umma Islamica ovvero della Comunità Planetaria di Fede dell’/nell’Islam. Tutte le Cancellerie Occidentali, la più parte dei Media e quasi tutti gli opinion maker interpretarono l’Attacco alla Sky-line di N.Y. come l’attacco radicale all’Occidente al suo stile di vita, alla Democrazia Liberale e Capitalista, anche alla luce dei precedenti attacchi condotti da Al-Qaeda contro navi da battaglia USA o Ambasciate USA. Ipotesi, pista di ragionamento, che poi parve trovare un ulteriore conferma negli attacchi a Londra e Madrid. Ed invece fu l’apparire sulla Scena del Mondo Islamico di una nuova e diversa soggettività Politico-Militare-Religiosa-ideologica A-Statuale che contiene però in sé una precisa visione globale del Mondo: Al Qaeda come Ipotesi Neo-Califfale, ovvero Al Qaeda con quella tremenda presa di valore si accreditò in una Umma Islamica attraversata da dieci secoli di confronto duro e progressivamente sempre più violento tra Sumniti e Sciiti come Soggetto Forte, tanto forte da aver colpito al cuore l’ “Impero Avversario”, capace di produrre l’unificazione della Umma sotto un Nuovo Messianico Califfo. Nell’Universo Simbolico Sumnita si affaccia per la prima volta l’Immagine del Califfo – Messia, presente nella tradizione Sciita da sempre ma radicalmente assente nell’Immaginario Politico-Religioso-Ideologico Sumnita.
Al Qaeda colpì l’Occidente per accreditarsi e divenire parte “vincente” di una più complessa partita di Poker in cui il giocatore principale, sino a quel momento fu l’Iran ed i vari partiti Baath, Iraq, Siria ed il Nasserismo in Egitto, passato dalla stretta Alleanza con l’Unione Sovietica all’ancor più stretta alleanza con l’Occidente.
È in atto una Guerra Civile Inter-Islamica tra Sumniti e Sciiti, che non vede più il suo terreno privilegiato di scontro in Pakistan ed in Iraq ma sceglie come proprio campo di battaglia il Medio-Oriente utilizzando strumentalmente la “Questione Palestinese” su cui si innesta il conflitto egemonico della Repubblica Islamica dell’iran, alleanza mediata da Hezbollah con Hamas (Sumnita) dopo la caduta del Regime di Saddam Hussein. Al Qaeda duramente colpita nelle sue roccaforti in Asia Centrale ed in particolare in Afghanistan pare ripiegare in Africa: Somalia, Sudan, Senegal, Nord Africa seppur con scarsi risultati vista anche la durissima repressione attuata dal Regno del Marocco dopo gli attacchi di Casablanca.
Ed ecco che in questo già complicatissimo scenario si inserisce un Nuovo Giocatore: la Turchia di Erdogan che, respinta dall’Unione Europea soprattutto ad opera della Francia e della Germania, ed in piena e tumultuosa crescita economica (il PIL turco cresce del 10% l’anno circa) guarda non più ad Occidente, pur rimanendo ancora nella NATO (a mio giudizio non più per molto), ma al suo vecchio Impero ponendo in essere una Politica di Espansione Egemonica “Neo-Ottomana”.
In questo scenario irrompe la Primavera Araba scatenata congiuntamente da due fattori: l’Economia Globalizzata e la Rivoluzione dei Media. La Primavera Araba nasce nel ceto più povero ma viene cavalcata e guidata dal ceto-medio che ha accesso diretto alle nuove tecnologie della comunicazione globale, che manda i suoi figli a studiare nelle Università Occidentali, che guarda le televisioni satellitari non necessariamente Arabe, come Al Arabia o Al Jazeerah. La Rivoluzione Araba è asimmetrica ma negli esiti pare assegnare la vittoria ai blocchi d’ordine islamisti, più o meno radicali, più o meno propensi alla democrazia.
L’Europa e gli USA appaiono come i veri assenti in questa partita su cui gioca il destino delle Relazioni Internazionali e della Pace, o per lo meno della possibilità della Pace. Le nostre Cancellerie sono incapaci di elaborare una strategia globale per affrontare la “Crisi Evolutiva del Mondo Islamico”, capaci solo di imporre embarghi di dubbio effetto e di scarsissima efficacia o di minacciare improbabili e catastrofiche rappresaglie militari sapendo di non essere in grado di porle poi realmente in atto.













