Per il Primato della Politica
Gli odierni capitali privi di cittadinanza ad ogni stormir di fronde fuggono dalla Francia in Inghilterra, dall’Inghilterra negli Stati Uniti e poi ritornano in Francia e di lì si salvano nella Svizzera e poi nell’Olanda e di nuovo negli Stati Uniti e ad ogni fuga cagionano disastri nelle borse, guastano i corsi delle monete, fanno sussultar prezzi e redditi, provocano malcontenti e sommosse e rivoluzioni politiche. Fatto gigante e nuovo, per cui si invocano disciplina e freni internazionali ad evitare che la nave del mondo coli a fondo
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/luigi-einaudi#ixzz1ck6Pf2NE
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Prendo le mosse per scrivere questa nota da un prezioso, quanto intelligente, articolo apparso su “Linkiesta” alcuni giorni or sono (vi invito a leggerlo per intero cliccando sul link).
La citazione di Luigi Einaudi è tratta da un lavoro del 1936 rintracciabile in un breve articolo dal titolo: “Tema per gli Storici dell’Economia” pubblicata nella Rivista Italiana di Economia.
“Gli odierni capitali privi di cittadinanza” Einaudi esordisce con una constatazione, i capitali non hanno cittadinanza, o meglio non hanno più cittadinanza, se questo fu vero nel 1936 oggi è ancor più vero, i capitali ed in particolar modo i capitali virtuali della finanza globale non hanno rapporto con i territori, non hanno rapporti con la Storia dei Territori e di coloro che su quei territori vivono, sperano, amano, lavorano, mentre la Politica esprime, o dovrebbe esprimere, la Storia, la Vita, la Cultura, le Aspettative e dunque le Speranze delle Genti che dimorano in un determinato Spazio Ambientale, ove per Ambiente si intende non solo e non tanto l’Habitat Naturale quanto questo più le costruzioni culturali e politiche che in esso, su di esso, contro di esso si sono sedimentate.
Abbiamo un primo “drammatico” jato tra Economia e Politica: l’Assenza di Cittadinanza a cui la Politica deve far fronte, dovrebbe far fronte ripensandosi almeno dal punto di vista della Dimensione della Cittadinanza.
Il vero punto debole dell’Eurozona non è tanto la mole del Debito Sovrano collettivo quanto l’Assenza di Politiche Fiscali e di Sviluppo Comuni; la Banca Centrale Europea de facto si trova ad operare in regime di supplenza, ed opera secondo criteri tecnici consoni alla sua natura, Ella non può supplire politicamente ad un deficit di Governance Europea. Quando venne creato l’Euro non venne creata un’Autorità Politica Europea che definisse eguali Politiche Fiscali ed eguali Politiche Industriali e Finanziarie di Sviluppo.
L’assenza di Politiche Comunitarie Fiscali e di Sviluppo ingenera nei Mercati Finanziari crisi di Fiducia sull’azione di governo delle singole entità statuali.
Appare, dunque, inutile se non dannoso rincorrere i Mercati con Misure che gravano sulla Qualità della Vita dei Cittadini e delle Cittadine e soprattutto che ingenerano nel lungo periodo quelle condizioni di depressione strutturale che storicamente hanno spalancato le porte ai regimi totalitari vissuti però come Soluzioni Messianiche alle crisi strutturali del Capitalismo Finanziario; ciò che occorre è un superamento radicale del dato di fatto: la debolezza strutturale della Politica. Occorre, allora, ri-pensare il Primato della Politica in chiave continentale, dando forma cogente ad una Istituzione Politica Europea che Diriga la Politica Fiscale e la Politica Economica. In secondo luogo riaffermato il Primato della Politica si dovrà ri-negoziare il Debito Sovrano, dei singoli stati nazionali, escludendo la Spesa Sociale, la Spesa di Investimento, dalla negoziazione finanziaria ed allo stesso tempo impegnare i singoli stati nazione a ri-formare in chiave liberale le loro Costituzioni e le forme del loro decidere politico.

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