sabato 26 novembre 2011

La Decadenza Europea


La Decadenza della Vecchia Europa
“L’Euro non arriverà al nuovo anno” questa la fosca e realistica profezia di Attaly, già Consigliere Economico di Mitterand. L’Europa già da molti anni, almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha perso la sua “Centralità Mondiale” ma i suoi governi, non importa se Conservatori o Socialisti hanno sino ad ora pensato, operato, costruito politiche economiche e “dottrine” sociali come se l’Europa fosse ancora centrale, come se l’Europa esistesse per davvero e non fosse una pretenziosa finzione burocratica.
I Governi Europei stanno marciando verso il baratro politico, sociale, economico e prima di tutto culturale ed antropologico tra proclami, vertici, pretenziosi summit di improbabili direttori credendo di poter comporre i cocci di un vaso andato in frantumi, immaginando di poter costruire cortine fumogene attraverso cui riprodurre all’infinito la finzione.
I “Capitali senza Patria e senza Anima”, i Mercati Globali, hanno con la loro azione gridato che la “Vecchia Regina è Nuda” e la sua Nudità è Sconcia a nulla vale il belletto, a nulla vale il trucco se non a renderla ancor più sconcia come una meretrice di strada.
La vitalità, magari dionisiaca e furibonda come quella di un satiro, oggi dimora nell’Altrove, in quella regio ubi sunt leones (la regione dove ci sono i leoni), in quelle che dalla nostra altezzosa decadenza chiamiamo con sussiegoso disprezzo: Terzo Mondo, o Mondo Arabo – Islamico, le convulsioni che attanagliano il Nord Africa Arabo-Islamico, il Medio e Vicino Oriente, le disperate rivolte popolari per la Democrazia o quanto meno per la possibilità di essere Governati da Regimi che non siano espressione delle Ideologie e delle Visioni del Mondo di matrice Occidentale ma prodotti culturali ed ideologici afferenti alle culture dei popoli che li esprimono, ci indicano i Luoghi Geografici ed i Territori Semantici del Nuovo, della Novità.
La dissoluzione dell’Idea Europea e della sua capacità di divenire Modello Generale si appalesa nell’ormai chiara volontà di abbandonare la Grecia, certo dal punto di vista economico, delle esportazioni, dell’incidenza mercatista, la Grecia ha lo stesso peso di una Regione Avanzata italiana, ma può l’Europa fare a meno della Grecia? Può l’Europa abbandonare la propria Madre Spirituale al suo Destino? Quale Europa ne risulterebbe? Una costruzione tutta centrata sui valori economici, cioè quella costruzione che oggi segna definitivamente e radicalmente non solo il suo limite ma il fattore di maggiore decadenza.
L’Europa se vuole sopravvivere alla propria Crisi Paradigmatica e Sistemica e da essa trarre le ragioni della sua Rinascenza altro non può fare che trasformarsi in un Laboratorio Avanzato di Ideazione e Costruzione Sociale, Culturale, Antropologica, Economica Aperto. L’Europa, dunque, come Luogo della Sperimentazione della Società Aperta di Popperiana memoria e quindi come luogo generale di elaborazione teorica e applicazione pragmatica, in una inesausta circolarità di teoria e praxis, della Big Society.
Solo mediante una ristrutturazione del Paradigma Generale dell’Europa saremo in grado di contrastare e domare i Mercati ed allo stesso tempo di impedire la dissoluzione di quel pochissimo di Unità Continentale che si è realizzato.
La dissoluzione dell’Euro, il ritorno alle Monete Nazionali, segnerà irreversibilmente il rinascere dei Nazionalismi, dell’autoritarismo politico e sociale che sempre si accompagna alla debacle dei grandi sistemi economici; ovvero alla fine della Civiltà Europea, fine dovuta non ai Mercati ma alla stupidità delle Elite Burocratico – Politiche Europee.

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