giovedì 3 novembre 2011

Crisi Finanziaria, Democrazia:un rapporto impossibile?


Crisi Finanziaria, Democrazia: un rapporto impossibile?
La Crisi Finanziaria pone alcuni serissimi problemi che vengono ampiamente sottaciuti dai commentatori economici come da quelli politici: il rapporto tra economia finanziaria e Democrazia Rappresentativa.
L’allarme, anzi il panico, scatenatosi per il semplice annuncio da parte del Governo Greco, o meglio del suo Presidente, di voler procedere ad un Referendum Popolare per approvare “il Piano Europeo di Aiuti”, che richiede misure pesantissime a carico dei cittadini e delle cittadine greche, ne è il segnale più estremo ed allo stesso allarmante. La Democrazia Rappresentativa e l’Economia Finanziari paiono non solo non essere compatibile ma essere rispettivamente antagonisti. Infatti l’Economia Finanziaria si connota per l’estrema velocità del decidere ed allo stesso tempo per la sua “irresponsabilità”, le Grandi Compagnie Finanziarie rispondono esclusivamente ai loro Azionisti, ovvero a Portatori di Interessi, mentre la Democrazia Rappresentativa risponde non a portatori di interessi ma ai Cittadini ed alle Cittadine che si sono federati, associati, per veder garantiti i loro diritti sociali, politici, economici, esistenziali e si sono associati sulla base di un Patto Costitutivo: Costituzione che non è eludibile né nei suoi principi ispiratori né nelle sue Procedure per quanto possano essere rigide e farraginose.
L’Articolo 3 della Costituzione Repubblicana in combinato disposto con l’Articolo 1 pongono un limite ed un argine assoluto, non valicabile, a quanto, qualsiasi Governo della Repubblica, può decidere in materia Economico-Finanziaria.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” Articolo 3 comma secondo
L’Articolo 1 recita: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
La Centralità della Repubblica e della Costituzione è il LAVORO, ovvero le forze del Lavoro, lavoratori e sistema delle imprese manifatturiere come commerciali, non la Finanza o la Speculazione Finanziaria. Compito della Repubblica è, poi, rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…, l’Economia riceve, dunque, una precisa missione: Fornire alla Repubblica le risorse e gli strumenti per realizzare il pieno sviluppo della Persona Umana, fondamento naturale della Cittadinanza.
Le misure che l’Esecutivo, qualunque Esecutivo, assume per far fronte alla gravissima e drammatica Crisi Finanziaria non possono prescindere dal Dettato Costituzionale, diversamente esse non solo sono illegali ma pongono l’Esecutivo e le Forze Parlamentari fuori dal Quadro Costituzionale e dunque fuori dalla Democrazia.

L’Ora che suona è densa di incognite estreme quanto potenzialmente capaci di stravolgere la convivenza civile fondata sul Patto Costituzionale aprendo così la strada o all’Autoritarismo oppure all’Avventura.

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