mercoledì 19 ottobre 2011

L'Altro Volto


L’Altro Volto
Confesso, con un certo imbarazzo, di essere un privilegiato; vivo in un piccolo paese della provincia profonda del Piemonte, poco distante da casa mia i boschi, di fronte a casa mia aldilà della Casa Comunale la montagna con i suoi castagni, le pinete, il tutto a meno di trenta chilometri dalla Città. In paese conosco tutti, o quasi e tutti, o quasi conoscono me, vivo dunque in un contesto di piena integrazione e la mia esistenza si è costruita una relazione alta con il proprio habitat eppure …
Eppure non mi sono meritato tutto ciò, l’ho trovato quando stanco della città sono tornato alla casa avita, alla casa dei miei nonni con la vecchia stufa che magari fuma un po’, che ogni tanto fa le bizze ad accendersi, ma che mi ripaga con il suo scoppiettare, con il suo calore sano e profumato dell’odore dei boschi d’autunno eppure come una melanconia mi brucia dentro.
Nell’eremo, voluto, cercato, amato della mia casa, della casa dei nonni che così tanta vita ha visto passare, il Mondo mi si manifesta come un “fantasma”, come una “apparizione” un po’ bislacca, a volte turpe altre truce altre ancora strenuamente erotica, di quell’erotismo illanguidito da romanzo popolare dell’ottocento francese. È facile nel mio eremo costruire percorsi di pensiero, magari passeggiando nella brughiera che contorna il fiume … ed è proprio contemplando lo scorrere dell’acqua che Eraclito è venuto a bussare alla mia porta: Tutto scorre … vecchio oscuro Maestro mi interpelli proprio mentre osservo un airone cinerino tagliare in due l’orizzonte d’acqua e pietra del fiume, altre parole dell’Antico Padre della Filosofia mi si rincorrono in greco nella mente ma non saprei scriverle su un computer non ricordo accenti e spiriti, mi è difficoltoso usare il front della lingua greca e dunque le restituisco nella lingua della mia parlata quotidiana: La guerra è madre di tutte le cose … Solo per il medium della Guerra gli Enti si affollano all’esser-Ci, sgambettando, sgomitando, tirando pugni sotto la cintola, come i pensieri gli Enti si contendono il sole morente, sempre morente, dell’essere qui ed ora.
Su questo argine di pietra fatto costruire da mio zio quando fu Sindaco del Paese la Guerra cessa di essere fragore che devasta i sensi, le granate quando esplodono provocano una sorta di inibizione sensoriale sicché al loro esplodere il mondo perde i colori e diviene bianco e nero, è pura del puzzo di morte, di cadavere insepolto che ti si appiccica sugli abiti e non riesci più a toglierlo, ti impregna i capelli che neppure con il sapone più profumato te lo togli di dosso e ti puoi permettere di credere che quel Volto della Madre di tutte le Cose sia il suo unico volto. Ti puoi permettere di credere che la constatazione di Eraclito non sia la Maledizione che grava sull’Occidente sin dal suo albeggiare coscienziale nelle colonie Greche d’Asia Minore e della Magna Grecia Siculo – Calabra …
Mentre ancora discuto con l’Antico Maestro del Pensiero d’Occidente si intromette con i suoi baffoni, il cappello, la marsina inappuntabile, il bastone da passeggio Nietzsche: la Compassione è vizio. Sobbalzo sull’argine noto, che fa da confine tra il reale del mio respiro raffreddato e il sublime naturale che inclina al trasecolare del sogno così da rendere possibile l’incontro tra il Primo e l’Estremo … La Compassione è vizio, cos’è,dunque, virtù? Guardare l’Abisso con occhi limpidi senza tema che l’Abisso guardi in Te.
È l’Abisso quel Luogo ove i Possibili ancora si contendono l’Apparire qual Mondo delle Cose e dei Fatti ed ancora l’Abisso è quel Luogo ove i Possibili reclamano i Compiuti come quando ti sporgi da un ponte e senti il vorticare dell’acqua che ti chiama, che ti vuole, che qual sirena antica ti seduce e vorrebbe indurti al lascivo mortale accoppiamento.
La Compassione come insegnano i maestri d’Oriente è l’accettazione del Reale così quale è, l’abbandonarsi all’Armonia Disarmonica del Mondo senza alcun giudizio, tutto ciò è vizio giacché Io sono l’Apparire del Mondo nella sua tragica sacralità, che il Sacro ed il Tragico sono la medesima Sostanza, e nella sua estatica sublime naturalità che tutto distrugge e rinnova.
A casa mi attende la premura di una zia fuori dal Tempo ed una tazza fumante di fragrante tisana.

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