Elì Elì Lemmà Sabactanì … tra Simbolo e Segno
Sin da ragazzo e poi nella mia vita d’uomo i versetti 33 sino a 38 del capitolo 15 dell’Evangelo di Marco mi suggestionarono e mi suggestionano profondamente, impressionarono ed impressionano in modo drammatico e potentissimo la profondità di me stesso, del mio IO. La scena è agghiacciante:all’improvviso dall’ora sesta e sino all’ora nona si fece buio su tutta la terra, l’Ordine Cosmico è sconvolto, a mezzogiorno diviene buio, anzi è la Tenebra che ricopre ogni cosa a costituirsi a farsi a prodursi, la Tenebra è la “Follia”, anche oggi si dice di un pazzo che è “ottenebrato”. La “Follia” ciò che più temiamo, poiché essa può ghermirci, prenderci, rubarci, in qualsiasi momento. Eppure tutti noi nasciamo “Folli”, la follia è l’indeterminato, la follia appartiene agli Dei, pensate a Dioniso che entra a Tebe, tutto l’Ordine Sociale ne rimane sconvolto ed il coro si interroga su come cacciare il Dio dalla Città e poi si risponde asserendo che non può essere cacciato il Dio ma è necessario attendere che Egli abbandoni la Città. Nell’Iliade Agamennone ed Achille hanno uno scontro violentissimo perché Agamennone ha preso la schiava di Achille, quando i due capi degli Achei si riconciliano Agamennone dice all’in circa: “ ho commesso violenza ma tu sai quante violenze commettono su di noi gli Dei” ecco di nuovo il tema della Follia – Violenza come Irruzione Devastante degli Dei nel Mondo degli Uomini. La Tenebra che improvvisa precipita sul mezzodì è una Manifestazione dell’Indifferenziato Numinoso, una suggestione tremenda che getta nel “panico”, che getta nella paura, una sorta di “ala nera” che per tre ore sovverte la Natura. Noi, tutti noi che siamo di matrice greca, concepiamo la Natura come un succedersi ordinato di eventi prevedibili, salvo poi scoprire che in essa agisce una Potenza strepitosa e violenta che ci supera, che non possiamo prevedere, che mette in mora le nostre acquisizioni, che mette, cioè, con le spalle al muro l’IO, quella raffinata struttura di contenimento – differenziazione – individuazione che tiene a bada le “pulsioni profonde” che non sono solo quelle funzionali alla riproduzione della specie, cioè violenza e sesso (Freud), ma le Personificazioni dei “Daimonos – Demoni” che popolano l’Inconscio Profondo. La Tenebra che precipita sul Mezzodì esprime poeticamente e drammaticamente l’insorgere nella pienezza della Razionalità (l’Io nella lettura filosofica e teologica è la Ragione Ragionevole), rompe le regole della Logica: causa – effetto, principio di non contraddizione, unicità ed unità di tempo e spazio; tutto diviene possibile, i morti escono dai loro sacelli (Evangelo di Matteo) ed in questo delirio della Notte del Divino Gesù lancia un grido terribile: Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato? Contraddicendo il suo nome stesso “Dio Salva”, l’intero dell’identità di quel uomo va in frantumi si dissolve nella Tenebra del Divino in cui “tutto e buono, tutto è giusto” (Eraclito) e muore in quella dissoluzione identitaria. Ed ecco che il Sole torna, che l’Ordine naturale delle Cose si ricostituisce, l’Ala Nera si ritrae nel suo Mondo. Il Dio è saziato ed allo stesso tempo l’Uomo torna al suo quotidiano dramma: “mentre per l’Uomo vi è il giusto e l’ingiusto, il bene ed il male” (Eraclito). La cortina del Tempio, cioè la tenda che separa il Sancta Sanctorum del Santuario rendendo invisibile ed inaccessibile il “Luogo in cui Dio dimora” ai profani, nelle tre ore di Tenebra si squarcia da cima a fondo, in quelle tre ore di Tenebra Dio evade dal carcere della razionalità il Tempio, la Religione, la Teologia, la Filosofia e si manifesta nella sua Separatezza, rompe gli argini della Ragione Ragionevole e dilaga evocando il “Panico”, cioè, l’esperienza profonda del Tutto Indifferenziato. Cristo viene quindi deposto, accolto dalle braccia della Madre, da Mater deriva Materia, e poi restituito all’Utero Profondo in cui si ricostituisce e da cui Risorge.
Abbiamo così delineato il Processo di “Costruzione – Individuazione” dell’Essere Umano, in chiave simbolica. L’Umanizzazione si costruisce, è un processo che trae dalla Comune Follia, dal Magico Infantile, mediante le Regole, mediante la Legge, mediante la Ragione che è sistema di regole, ma la Ragione di per sé ed in sé non produce nulla poiché altro non è che un Sistema di Regole, per produrre, generare qualcosa di nuovo occorre che si riconnetta al tragico, al folle, che si re-immerga nuovamente (il Battesimo che sommersione significa nella lingua di Omero) nella Follia, nel Divino Indifferenziato ed in questo e per questo e con questo provochi il Caos attorno a sé, il conflitto tra le Strutture d’Ordine e Gesù, sino a compiersi nella Morte, nel sacrificio volontario di sé, quindi mediante il ritorno alla Caverna – Tomba, pensare ai rituali di Koos dove il malato veniva abbandonato per alcuni giorni (tre) nelle viscere del tempio così che avesse l’esperienza del divino, emergerne quale Novità, Sintesi Radicale, Simbolo, dell’Individuazione Avvenuta, della trasformazione dell’IO nel Sé.

Nessun commento:
Posta un commento