“Noi senza paura”: meditando l’Apocalisse del nostro tempo
“Morale come problema. La mancanza di individualità si vendica ovunque: una personalità fiacca, sottile, spenta, che nega e rinnega se stessa non è buona a niente, - figuriamoci se è buona per la filosofia.” (Nietzsche, la Gaia Scienza aforisma 345).
Il Filosofo, colui che agisce la filosofia, non può essere una personalità fiacca, sottile che si rinnega in continuazione, il FILOSOFO è un COMBATTENTE, l’Amante stregato dalla sua Donna ogni cosa è pronto a perdere, ogni cosa rinnega tranne se stesso ed il suo Amore così è per il Filosofo. Il Filosofo vive sulle barricate estreme della propria Temporalità e dice quelle cose che nessuno osa dire, vede quelle Immagini Profonde che nessuno vuole vedere ed ancor meno narrare. Il Filosofo appartiene a quella schiatta, i Re dei Mari che tutto vollero perdere per tutto voler conquistare, lasciarono le loro terre di miseria, le loro famiglie strinate e rese tristi dalla tradizione che tutto opprime e schiaccia e si slanciarono sulle barbariche navi da rapina oltre il cielo ed il mare, aldilà dei confini del noto. Alla soporifera abitudine, al lento morire tranquillo del noto preferirono l’azzardo assurdo dell’Ignoto. Siamo oppressi nell’intelligenza ed ancor peggio nell’Animus dalla nauseabonda tirannia del Politicamente Corretto e dalla odiosa Morale degli Schiavi, tutti uguali guai a chi si distingue! Maledizione e vergogna su chi afferma se stesso! Ribellarsi è un Dovere Morale colui che si sottrae è il Nemico del Popolo!
Non avete udito ier notte gli Spettri ululare nel vento di buriana? Non vi è giunto l’annuncio terribile e gioioso che Dio è stato assassinato? Non sono, forse, giunti anche a voi gli araldi del Nuovo Tempo? Anche se fossero giunti non li avreste uditi, se anche tutti i venti si fossero adunati ed avessero soffiato all’unisono non ve ne saresti accorti poiché non parlano con la lingua serpentina dei vostri Maestri e Profeti e Gran Sacerdoti. Non vi consolano con le parole sacre: Solidarietà con i deboli così che rimangano deboli, Altruismo così che gli altri siano vostri clientes, Amore, che sulle loro bocche non suona Roma ma debolezza languida del giglio imputridito nel vaso della virtù borghese.
Voi dite, e ne menato vanto di scoperta estrema: Siamo tutti uguali, io vi dico: Siamo tutti diversi. L’Eguaglianza è la droga con cui vi ammorbano l’Istinto autenticamente Umano, dell’Uomo che non ha paura: la Volontà di Potenza. Vi insegnano che la Potenza è di Dio, ma di quale Dio? Se noi, io e voi siamo gli Assassini di Dio, vi educano nell’Impotenza, io vi chiamo alla Potenza che vuole se stessa.
Noi senza paura guardiamo l’Abisso e dall’Abisso ci lasciamo scrutare, noi senza paura siamo nudi di fronte all’Abisso poiché ci siamo purificati dai vizi borghesi, dalle convenzioni del politicamente corretto. Noi senza paura osiamo dire che la Natura e la Storia procede per Diseguaglianze progressive e per rotture progressive. Noi che ci siamo fatti Dio, dunque Libertà senza altro limite che se stesso, non ci ribelliamo, noi siamo Liberi perché capaci di Servire, ma noi non serviamo le piaghe purulente, noi non serviamo i corpi sfatti. Noi siamo Servitori di quel fuoco sacro che ci arde e ci consuma ed in noi consuma gli Orizzonti Estremi.
Non ci turbano i Cavalieri Ultimi altro non sono che il fato di ogni corpo, noi siamo avidi di vita, la morte, la contrizione, la penitenza la lasciamo agli indeboliti a coloro che di fronte al Dies Irae tremano anziché commuoversi. Abbiamo conosciuto gli stenti, ci siamo nutriti della sofferenza, abbiamo detto con la mistica cristiana “fammi essere la Tua Sofferenza”, abbiamo cercato di svuotare il mare dell’umana sofferenza con un cucchiaino, siamo stati “matitine” di Dio poi abbiamo compreso che quel Dio scolpiva la pietra con la Sua Parola e di matitine non sapeva che farsene poi ci è stato portato l’Annuncio della Sua Morte e ci siamo scoperti Assassini di quel Dio e dunque ci siamo fatti suoi seppellitori affinché Egli avesse degna sepoltura e non ammorbasse l’Aria con i miasmi della sua putrefazione. Ci siamo così Redenti destandoci in un Oceano in tempesta ed abbiamo compreso che solo con la Potenza Estrema delle nostre Volontà d’Acciaio saremmo potuti sopravvivere in quel delirio d’acqua, tenebra, furia, vento che mai si acquieta. Abbiamo alfine compreso che le forze diseguali delle nostre volontà come dei nostri corpi potevano cooperare e della diseguaglianza abbiamo fatto strumento di cooperazione.

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